Lakers @ Suns L 103-118 (24-6)


Lakers @ Suns L 103-118 (24-6)

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Il campanello d’allarme è evidente: dopo la scellerata gara natalizia contro Cleveland e le poco incoraggianti prestazioni in trasferta a Salt Lake City e Denver, i Lakers capitolano nettamente anche in Arizona.

Nonostante i comodi successi centrati nel mese di novembre ed il 6 dicembre allo Staples con dei Suns molto più in forma di quelli affrontati nella notte, i campioni del mondo, al momento molto più sulla carta rispetto a quanto facciano vedere in campo, escono con le ossa rotte dalla U.S. Airways Center. Troppo facile sarebbe fermarsi al box score ed all’impietoso confronto tra le due panchine, 52-31 per i padroni di casa trascinati da Dudley che eguaglia il suo career best con 19 punti; i problemi dei Lakers al momento non si fermano al pino. La condizione fisica è in un evidente calo, alcuni giocatori rendono al di sotto delle loro aspettative e soprattutto del loro contratto Bynum su tutti, ma anche l’altalenante Odom di questo periodo, Gasol attraversa una fase di appannamento dovuta agli sforzi immediati sostenuti dopo il suo ritorno; persino Kobe si deve arrendere a problemi fisici, nonostante sia alla quarta gara consecutiva sopra i 30 punti.

Ma veniamo alla partita, l’equilibrio dura solo nel primo tempo.
Phoenix giochicchia nel primo quarto consentendo ai gialloviola di restare in partita nonostante un pessimo 28% dal campo, segno, come detto in precedenza, che accollare le colpe di questo brutto momento alla sola panchina, sarebbe troppo riduttivo: anche i titolari e l’attacco non girano. La scusa dell’assenza di Ron Artest, al secondo stop consecutivo dopo l’infortunio misterioso subito a Natale, non regge, nonostante Kobe dica ai microfoni nel postpartita “E’ difficile fare a meno di Ron. Siamo una squadra che si basa sulla chimica di gioco, perso lui abbiamo commesso l’errore di mischiare troppo le carte”, probabilmente un implicito messaggio a Phil Jackson per qualche rotazione poco gradita dal #24.
Ad inizio secondo quarto Phoenix firma un parziale di 10-2, che vale il primo significativo vantaggio sul 35-25 con 9’ sul cronometro prima dell’intervallo. Bryant non ci sta e nonostante un inizio poco brillante 1/5 trascina letteralmente i suoi, riportandoli a contatto fino al -3, prima che Amare Stoudemire, 26 punti per lui, dia ai suoi Suns il +6 al 24°.
Nella ripresa i Lakers illudono di potersela giocare, tenendosi sempre con uno svantaggio intorno ai 5 punti e rispondendo colpo su colpo per qualche minuto. Ma nella seconda metà del terzo quarto Los Angeles subisce una serie di canestri da tre punti avversari che spezzano definitivamente in due la partita, difendendo malissimo dal perimetro e fermandosi in attacco. Dopo 5 canestri subiti consecutivamente da 3, L.A. è sotto di 19 con il solo Kobe che si danna l’anima per tentare l’impossibile aggancio. Il quarto si chiude sul 89-77.
I Lakers però riescono a uscire di partita immediatamente, facendo se possibile ancora peggio nel quarto periodo, risprofondano nuovamente, anche sul -18. Phil Jackson si arrende e manda in campo tutte le riserve, risparmiando energie ed un’ulteriore umiliazione su questo campo a Bryant; termina 118-103.

E’ la seconda sconfitta consecutiva in Arizona, ma se nello scorso mese di marzo i Lakers avevano dato l’impressione di essere svogliati e assenti mentalmente dalla gara, questa volta l’idea destata dai ragazzi di coach Zen è quella di una squadra in un momento di grande difficoltà non solo mentale, ma anche fisica. E’ necessaria un’inversione di rotta a cominciare da questa notte nella sfida con Golden State per concludere un anno positivo decentemente, in attesa di un calendario complicato nei prossimi mesi che ci dirà quanto effettivamente valgano questi gialloviola e se saranno in grado di difendere più in la il titolo conquistato lo scorso anno.

Per ora continua la maledizione di Murdoch ….

( f. r. )


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