I Los Angeles Lakers, dopo la pessima sconfitta della nottata di ieri in quel di Milwaukee scendono sul parquet di Minneapolis contro i TWolves. Quinto back2back del mese per i lacustri, che vanno alla ricerca della seconda W in trasferta di questa stagione.
Parte ufficialmente una nuova rubrica di LakersLand, un power ranking diviso per conference che ci permetterà di discutere un paio di volte al mese l’andamento della Lega attraverso l’analisi delle principali statistiche di ciascuna squadra. Buona lettura.
Eccoci qua con il primo appuntamento della nuova rubrica di Lakersland, dove rivivremo insieme i più bei momenti della settimana appena trascorsa, sceglieremo le migliori giocate e ci faremo quattro risate con i più divertenti Epic Fail moment, che fortunatamente non mancano mai.
Tip-off. Game-time. Nba Christmas. Sì, nelle settimane estive tutto ciò suonava strano solo pensarlo, visti gli interminabili faccia a faccia tra proprietari e giocatori senza esito positivo. Ma finalmente, l’attesa è finita.
Gli occhi sono puntati sull’uomo nella foto, quel Ricky Rubio che dopo tante luci e tante ombre a Barcellona approda dall’altra parte dell’oceano in un panorama per certi versi ideale per un rookie, una squadra con poche pressioni e che non ha titolari inamovibili nel suo ruolo. Ridnour infatti partirà titolare ma le prestazioni del giocatore spagnolo potranno presto convincere il nuovo coach, Rick Adelman a cambiare le sue priorità in point guard. Il sottoscritto ha qualche perplessità sul giocatore, ma se l’anno scorso un giocatore dalle caratteristiche fisiche di Barea metteva a soqquadro le difese avversarie nei playoff, anche Rubio può dire la sua in questa lega.
Altrettanto interessante sarà valutare l’impatto di giocatori come il rookie Derrick Williams e il campione del mondo Barea, che uniti al talento sregolato di Beasley e alla double-double machine Love possomo far spuntare qualche sorriso in più ad una franchigia che ancora non si è ripresa dal post-Garnett.
Preview: 21-45. Ennesima stagione di transizione per i Wolves, con la speranza che Adelman sappia gestire un gruppo giovane e lo faccia migliorare. Lottery inevitabile.
Oklahoma City Thunder
Sono in molti a ritenere che i Thunder quest’anno siano la favorita ad Ovest per arrivare in finale. I motivi per crederci ci sono tutti: il gruppo è rimasto invariato, l’esperienza dell’anno scorso ai playoff, in particolare nella serie contro Dallas, ha insegnato molto sopratutto da un punto di vista di tenuta psicologica. Almeno in stagione regolare la straripanza fisica di una squadra che fa della transizione offensiva e dei ritmi difensivi asfissianti i suoi punti di forza saranno sufficienti per consentire un ingresso in carrozza alla post-season. Ma ai tifosi questo non basta più.
Se Westbrook impara a canalizzare il suo enorme talento e a gestirlo mentalmente meglio e se Perkins riesce ad inserirsi a pieno nei meccanismi della squadra e a rappresentare quello che Chandler l’anno scorso rappresentò per Dallas, i Thunder possono aspirare a qualcosa di più concreto anche a giugno inoltrato, ma l’equilibrio tra le due stelle della squadra, Westbrook e Durant, sopratutto nei finali delle partite decisive, dovrà essere verificato volta per volta.
Preview: 50-16. si prospetta una stagione ai vertici della conference per la squadra di coach Brooks. Quello che succederà da maggio in poi è difficile prevederlo, ma fino a maggio sarà difficile trovare squadre ad Ovest più forti di Oklahoma City
Denver Nuggets
Definire movimentata la preseason di Denver è dire poco. La partenza verso il campionato cinese di ben tre giocatori, Martin, JR Smith e Wilson Chandler (indisponibili fino a marzo), l’indecisione sul futuro di Nenè (alla fine ha firmato per un quinquennale da 67 milioni) e le partenze di Felton e Forbes in concomitanza con l’arrivo di Andre Miller, Fernandez e Corey Brewer hanno completamente cambiato l’assetto della squadra.
Una delle poche certezze rispetto all’anno scorso resta Danilo Gallinari, ormai ben ambientato nella città e atteso al definitivo salto di qualità dopo l’esperienza a luci e ombre con l’Olimpia Milano. Da seguire la competizione tra Lawson e Miller come play titolare: non è peregrino pensare che i due giocheranno anche tanti minuti insieme in quintetti più piccoli con Afflalo o Fernandez da 3, il Gallo da 4 e Nenè da 5.
Preview: 36-30. L’anno scorso Denver impressionò in tanti ai playoff, ma rispetto a quella squadra qualcosa è cambiato, sopratutto come profondità della panchina. L’accesso ai playoff è un obiettivo credibile.
Utah Jazz
Il primo anno senza Jerry Sloan non sarà un anno come tutti gli altri. Tyrone Corbin è chiamato ad un duro lavoro e ha a disposizione una squadra complicata da gestire. L’affollamento sotto canestro è imbarazzante: dietro Jefferson e Millsap, certamente titolari, scalpitano giovani promettenti come Kanter (molto atteso il suo impatto dopo la discussa quarta scelta) e Favors (reduce da un anno da rookie che ha convinto poco), senza contare Okur e Francisco Elson. Il pacchetto di guardie/ali non è dei più entusiasmanti, anche se merita un occhio di riguardo Gordon Hayward, titolare nello spot di guardia.
Non di rado vedremo, ha promesso Corbin, quintetti sperimentali con Millsap da sf (pare abbia lavorato molto sul tiro da fuori in estate) e Favors-Jefferson sotto le plance. Tra gli altri, da segnalare la presenza di Josh Howard, finalmente (forse) sano, e di Jamal Tinsley che, vista la penuria nel ruolo, ha concrete chanches di conquistare la palma di backup dell’ondivago Harris.
Starting Five: Harris, Hayward, Miles, Millsap, Jefferson
Preview: 26-40. difficile essere ottimisti riguardo la stagione di Utah. Nella migliore delle ipotesi si punterà alle 30 W, ma la lottery è un destino apparentemente inevitabile.
Portland Trail Blazers
Se Stern assegnasse un titolo alla franchigia più sfortunata della lega, Portland sarebbe la dominatrice del decennio. E quest’anno minaccia di vincere ancora prima che la stagione cominci. Prima Brandon Roy, commovente eroe di un’incredibile gara4 al primo turno l’anno scorso e ritiratosi una volta resosi conto che le sue ginocchia non ne avevano più, poi Greg Oden, fuori anche questa stagione. Ma la squadra dell’Oregon non ha intenzione di stare a guardare mentre le disgrazie le capitano sulla testa.
Dopo essersi assicurato Felton (in cambio di Miller) il GM Kevin Pritchard ha firmato Jamal Crawford per dare esperienza e impatto dalla panchina e Kurt Thomas per supportare Camby sotto canestro. Impensabile che McMillan si possa afidare in maniera continuativa ai due centri veterani in una stagione così fitta di scontri: Aldridge, ormai uomo franchigia, giocherà tanti minuti da 5 con Wallace da 4 e tre piccoli a menare le danze. Se da un lato questo causerà accoppiamenti complicati per le squadre avversarie, dall’altro il rischio è quello di essere troppo scoperti sotto canestro contro le penetrazioni, se pensiamo che LaMarcus non è un difensore d’area di primo pelo. Portland però può vantare una delle difese (nonchè degli attacchi) meglio organizzate e questo è un fattore da mettere sempre in conto
Preview: 33-33. Confermare la stagione passata non sarà facile, ma Portland è una delle squadre meglio allenate della lega e la voglia di riscatto, anche in onore dell’ormai ex-capitano Roy, potrebbe essere sufficiente a garantire il ritorno ai playoff.
Si chiude domani con la preview dedicata ai Lakers, da non perdere!
Comunque vada, sarà la stagione della svolta. In positivo, se Otis Smith riuscirà ad ottenere la firma di Superman sul rinnovo. In negativo, a prescindere dalla bontà della contropartita, se Howard seguirà le orme di Shaq lasciando la Florida per palcoscenici più prestigiosi.
L’uscita al primo turno degli scorsi playoff brucia ancora, ma il management ha le mani legate: la situazione salariale non lascia grandi margini di manovra. Migliorare il supporting cast è imporesa ardua.
In backcourt Arenas è stato rilasciato tramite amnesty, J-Rich ha prolungato per altre quattro stagioni; tra i lunghi, Brandon Bass ha preso la via di Boston in cambio di Glen Davis (in passato discretamente efficace nelle sfide in postseason contro Dwight).
Inutile dire che tutto gira attorno al miglior centro della lega: non è chiaro quale siano le sue reali intenzioni.
Le ultime settimane hanno fatto registrare un deciso interesse per i Nets in procinto di trasferirsi a Brooklyn; la pista Lakers pare essersi raffreddata, ma non accantonata.
Quanto sia davvero intenzionato a lasciare i Magic senza concedere un’ulteriore chance ai compagni lo scopriremo ad ogni modo a breve; a Stan Van Gundy non resta che prendere con filosofia le puntuali domande sulla vicenda, tentando di infondere serenità ad un ambiente che si prepara inevitabilmente al peggio.
Starting Five: Nelson, Richardson, Turkoglu, Anderson, Howard
Prediction: Superman volerà altrove entro fine gennaio
Miami Heat
L’epilogo della passata stagione è stato visto, giustamente, come una disfatta per il modo in cui si è consumata.
Gli Heat hanno però sviluppato una chimica di gruppo quasi inaspettata, per un roster stravolto e senza validi ricambi per gran parte dell’annata.
Haslem è abile e arruolato, Mike Miller ancora al palo ma l’aggiunta di Shane Battier (specialmente a quelle cifre) è un colpo fantastico; la scommessa Eddy Curry sostituisce Dampier.
Nè Bibby nè il confermato Chalmers hanno convito in fase di regia, con LeBron che rimane il vero facilitatore di questa squadra; l’ex Cleveland dovrà scrollarsi di dosso critiche e battute per le sue sparizioni improvvise nei quarti periodi.
Via draft è arrivato Norris Cole con la #28, scelta dei Bulls girata a Minnesota prima di essere recapitata a South Beach.
Bosh ha lavorato muscolarmente durante il lockout aggiungendo massa grazie ad un programma messo a punto dal duo Alonzo Morning- Pat Riley, mentre Wade metterà sul parquet la rabbia accumulata durante i battibecchi autunnali con David Stern.
L’appuntamento con il titolo non può più essere rimandato.
Starting Five: Chalmers, Wade, James, Bosh, Anthony
Prediction: 55W
Washington Wizards
Nella capitale si riparte con nuovo logo e nuove jersey in stile retro.
Se John Wall ha tutte le sembianze del giocatore franchigia, ciò che ha attorno non è esattamente materiale da urlo.
Nick Young è giocatore talentuoso ma ancora discontinuo, nella scorsa regular season ha comunque alzato percentuali dal campo (da 41.8 a 44.1) e ppg (da 8.6 a 17.4); 26 anni compiuti a giugno, questa per il losangelino è una stagione da make it or break it.
Javale McGee e Andrey Blatche hanno grande potenziale ma basso IQ cestistico, Rashard Lewis un contratto mastodontico (sul groppone altri 2 anni per 45.8 mil di $ totali).
Il backup in guardia è Jordan Crawford, 19.3 di media nelle 18 partite giocate in quintetto per l’assenza di Young la scorsa annata.
Jan Vesely, considerato il lungo europeo più NBA-ready uscito dal draft 2011, è stato scelto alla #6.
Highlights dell’offseason in casa Wizards: il workout collettivo organizzato da Blatche, al quale si presentano solo 2 elementi, e la dichiarazione di Crawford nella quale si proclama superiore all’altro Jordan (si’, quello..)
Starting Five: Wall, Young, Lewis, Blatche, McGee
Prediction: 15-18 W
Atlanta Hawks
La quinta apparizione consecutiva in postaseason è chiaramente alla portata.
Lo step che consenta l’entrata nell’elite ad East, però, non è ancora nelle corde di Joe Johnson e compagni.
Due i principali problemi della vigilia: Hinrich fuori per infortunio, il che mette ancor più pressione su Jeff Teague, e il mal contento di Josh Smith, stanco per essere spesso identificato come capro espiatorio degli gli insuccessi primaverili di Atlanta.
L’offseason ha registrato la partenza di Jamal Crawford alla volta di Portland e i nuovi arrivi, McGrady, Stackhouse e Radmanovic, non hanno certamente i mezzi per infiammare la folla della Philips Arena.
I miglioramenti di Horford e Teague saranno fattori chiave per una squadra troppo orientata al gioco perimetrale; difficile però immaginare un epilogo differente d quelo delle passate stagioni.
Dopo aver mancato i playoff 2011 in gran parte a causa del roster decimato (da trade e infortuni), la nuova stagione porta in North Carolina una ventata di forze fresche.
Realizzato che il nucleo fondato su Gerald Wallace e Stephen Jackson non aveva ulteriori margini di miglioramento , il management ha scelto di puntare sula linea verde spedendo altrove i due veterani in cambio di preziosi picks, uno dei quali si è tramutato in Bismack Biyombo, lungo congolese dotato di grande atletismo.
Quando potrà raggiungere i nuovi compagni non è ancora certo, visto che proprio in questi giorni il team spagnolo che ne detiene i diritti, il Fuenlabrad, ha chiesto ben 4 milioni di euro per consentire al 19 enne di firmare per Charlotte.
Dopo le gesta nell’ultimo torneo NCAA i riflettori sono però puntati su Kemba Walker, play uscito da UConn, pronto ad insidiare lo spot di PG titolare al momento assegnato a DJ Augustin.
Nell’immediato a prendersi responsabilità e tiri importanti sarà Corey Maggette, arrivato da Milwaukee, sempre che riesca a stare alla larga dai problemi fisici che ne hanno caratterizzato le 16 stagioni tra i pro; completano il quintetto base Gerald Henderson (dal quali ci sia aspettano evidenti miglioramenti ) , Tyrus Thomas e Boris Diaw.
Difficilmente si scollinerà quota 20 vittorie, ma varrà la pena tenerli d’occhio.
Il nostro quarto giorno di preview ci apre una finestra su una delle più importanti division dell’intera NBA: la Atlantic Division, che corre tra relativa tranquillità e clamorose notizie, dentro e fuori dal campo.
Boston Celtics
La copertina, inusualmente dedicata a questo signore, è più che meritata: gli odiati rivali, coloro cui aneliamo avere lo stesso numero di titoli, reduci da una nettissima sconfitta contro i Miami Heat, hanno ricevuto da pochi giorni la seguente e scioccante notizia: Jeff Green, colui per il quale Danny Ainge ha voluto cedere Kendrick Perkins e smantellare il misterioso ubuntu che intercorreva tra i verdi, ha un aneurisma aortico e salterà tutta la prossima stagione….ma fortunatamente tornerà a giocare, come ha fatto Turiaf e come non ha potuto fare Reggie Lewis.
La stagione dei Celtics, già squassata dalle trade talks su Rondo, dall’età anagrafica dei Big 3, dall’immobilismo nel mercato (dove Larry Bird gli ha comicamente soffiato David West), comincia già a tendere al verde scuro sin da oggi, ma sappiamo bene che cercheranno di recitare la parte del leone, nonostante qualcun altro in Florida e in Illinois la pensi diversamente, e tutto ciò dipenderà dalla loro abilità nel districarsi nella schedule super-compressa che li (e ci) attende…senza arrivare col fiatone.
STARTING FIVE: Rondo, Allen, Pierce, Garnett, J. O’Neal.
Prediction: 40-26, pacing themselves up.
Toronto Raptors
Sono sempre loro, i cronicamente deludenti Raptors, con i loro insanabili difetti, e le vuote speranze dei tifosi, l’ultimo baluardo canadese in NBA. Ma almeno un primo passo verso la redenzione è stato fatto: scaduto il contratto all’incommentabile Triano, è stato firmato l’ottimo Dwane Casey, già assistant coach per i Dallas Mavericks campioni NBA.
Il personale, pur non sempre qualificato, è promettente: attorno ai cardini Calderon, DeRozan, il Mago Bargnani e la conferma di Kleiza, ci sarà la sensation Jonas Valanciunas, decisosi all’ultimo secondo ad attraversare l’Atlantico; nello spot di PF ruoteranno Amir Johnson (noto per il suo contratto: 35 ml/5 anni) e l’ex tar heel Ed Davis, che tenterà il più possibile di scrollarsi di dosso l’aggettivo promessa. Il reparto dei role players è inaspettatamente competente, e con le aggiunte di Gray e R. Butler va a rinforzarsi una panchina che aveva già come nomi eccellenti Bayless e Barbosa.
Ma le lacune restano, e sono gigantesche: difensivamente, a rimbalzo e (fino all’anno scorso) anche a livello di playbook i Raps sono a volte troppo indietro, ragion per cui anche quest’anno saranno materiale da lottery, pur non in modo negativo come l’anno scorso.
Reduci dalla onorevole capitolazione contro Wade e James, e avendo appena rifirmato due pezzi cruciali del loro scacchiere (Hawes per 2 anni e Young per 5), coloro che una volta dimoravano nel leggendario Spectrum si affacciano alla nuova stagione con un bagaglio fatto di entusiasmo, esperienza ed età media molto bassa. Coach Collins ha nelle mani un ottimo gruppo, che è ad un primo violino dall’essere eccellente, e che ha diverse sfaccettature positive: l’atletismo e la difesa di Iguodala, la precisione di Meeks, la creatività di Holiday e la sfrontatezza di Lou Williams.
Aggiungiamo anche che Evan Turner (la scelta n°2 al draft del 2010) è reduce dal classico rookie wall, e il risultato dell’equazione è presto detto: i 76ers, salvo catastrofi, lotteranno a testa altissima con Orlando, Atlanta e New York per un seeding medio nella classifica della Eastern Conference.
E’ stata una offseason molto movimentata per coloro che, ancora per un anno, saranno dalla parte sbagliata del Lincoln Tunnel. Ma non per il loro presidente, che ha provveduto come se nulla fosse a fare sci nautico, a mietere vittime femminili e si è anche candidato per le presidenziali in Russia; non per il loro GM, che non ha operato major moves sul mercato (per ora) ma si è limitato a firmare Shawne Williams e Udoka; ma sicuramente per la loro crescente fanbase, che vorrebbe IL colpo del 2011, quello che potrebbe oscurare Paul ai Clippers, quello che noi speriamo non accada – o meglio – che accada un pò più a ovest: Dwight Howard.
Se però non dovesse accadere, i Nets si troveranno di fronte alla più classica delle stagioni di transizione, e in ogni caso con l’imminente trasferimento a Brooklyn e la free agency del 2012 non avrebbero comunque una stagione senza distrazioni o fuori dai riflettori, tutto ciò a scapito di Avery Johnson, che quando in campo era The General ma che con lo status quo attuale rischierebbe seriamente una Caporetto moderna….
STARTING FIVE: D. Williams, Morrow, Graham, S. Williams, Lopez.
Prediction: 21-45. (maybe) out of the tunnel.
New York Knicks
E’ la stagione della verità per Mike d’Antoni e i suoi Knicks. Il GM uscente Donnie Walsh, dopo i disastri di Isiah e il rompete le righe di un anno e mezzo fa per fare spazio a Lebron, ha costruito finalmente una squadra di tutto rispetto, con uno dei frontcourt migliori della intera NBA: la sign-and-trade per Tyson Chandler (58 ml/4 anni) ha raggiunto la trade per Melo e la firma di Stat come una fase del progetto di ricostruzione sulla riva dell’Hudson.
La prepotente emersione, anche difensivamente, di Landry Fields e l’affidabilità di Toney Douglas nello spot di PG dopo la partenza di Billups cercheranno di mascherare la scarsa profondità del roster (con le sospette firme di Bibby e Jeffries, oltre che di un Barone con la schiena a pezzi) e la scarsa attitudine difensiva del coach, che sembra voler non imparare mai. Fare meglio dell’anno scorso (e cioè fare almeno una vittoria ai playoff) è un imperativo, ma è chiaro che le potenzialità di questa squadra si spingono fino alla soglia della finale di Conference, cosa che la vulcanica stampa di New York farà notare spesso e volentieri…
Secondo giorno di preview, proseguiamo con la Pacific Division, ricordando che i Lakers saranno trattati in un articolo a parte al termine di tutte le division.
Los Angeles Clippers
Di gran lunga la squadra che ha vinto l’anello come migliore squadra della pre-season, i Los Angeles Clippers si presentano alla palla a due quest’anno competitivi come non mai. Il movimento principale che sono riusciti a finalizzare è tristemente noto ai tifosi dei Lakers: Chris Paul, arrivato in cambio di Gordon, Aminu e Kaman, un prezzo oneroso ma più che auspicabile vista la ricompensa. Quello che da buona parte degli addetti ai lavori è considerato il miglior play della lega avrà la possibilità di formare insieme a Blake Griffin una combo atleticamente temibile che attenterà al record di alley-oop alzati da un piccolo per un lungo in una stagione. Ma non solo Paul giunge alla corte di Vinny Del Negro: Caron Butler è reduce da un infortunio grave ma ha le qualità per essere un complemento ideale in attacco alla combo di cui sopra; Chauncey Billups è arrivato un po’ a sorpresa prima dello stesso Paul e darà un importante contributo alla causa, garantendo tiro da fuori, gestione dei palloni decisivi e intelligenza su entrambi i lati del campo, anche quello difensivo dove però non ha più il passo di un tempo.
Ed è proprio la metà campo difensiva la principale incognita della stagione, dal momento che Billups da SG sarà chiamato a matchup complicati e che l’area dei 3 secondi sarà presidiata solo da Griffin, il rampante Jordan e l’accoppiata Ryan Gomes-Brian Cook: si è visto di più solido. Altra incognita è l’allenatore: riuscirà Del Negro a costruire un sistema credibile in cui far esprimere al meglio le potenzialità del gruppo? La pressione su di lui è alta, le aspettative alimentate da pubblico e stampa sono clamorose e in caso di una serie di L sarà lui il primo nome ad essere messo sul banco degli imputati.
Starting Five: Paul, Billups, Butler, Griffin, Jordan
Preview: 42-24. La stagione si preannuncia elettrizzante, i playoff non sembrano in discussione ed è opinione diffusa che per la prima volta dal 2006 i Clippers saranno la squadra con il miglior record della città di Los Angeles
Sacramento Kings
Agli ordini di Paul Westphal scende in campo una delle squadre più giovani ed interessanti della lega, i Sacramento Kings di quel Tyreke Evans che per poche ore il mese scorso era stato un giocatore della Virtus Roma. Trovate pubblicitarie a parte, i Kings sono stati piuttosto attivi sul mercato dei free agent, (ri)firmando sia Marcus Thornton sia Chuck Hayes e rinunciando a Dalembert. Proprio quest’ultimo è il segnale che tanto spazio verrà dato a Demarcus Cousins, centro di incredibile talento e mezzi fisici ma con una testa molto particolare.
Il destino di Sacramento quest’anno passerà molto dal tipo di chimica che Westphal riuscirà a creare all’interno di una squadra in cui giovani talenti, scommesse e veterani si mescolano costringendo anche a scelte difficili di formazione. Ad oggi i titolari dovrebbero essere, oltre ad Evans e Cousins, Thornton Hayes e Salmons, ma la concorrenza in panchina è agguerrita. Fredette vuole dare ragione ai tanti tifosi che si sono entusiasmati vedendone le gesta con la maglia di BYU e promette di essere uno dei più elettrizzanti rookies dell’annata; J.J. Hickson e Jason Thompson battaglieranno per la posizione di power forward dietro Hayes e renderanno arduo il compito del coach, visto che entrambi possiedono i numeri e le capacità per guadagnarsi un posto da titolare.
Il quadro è quello di una squadra che con un trio Evans-Thornton-Cousins di talento offensivo notevole, lunghi che si muovono bene senza palla come Hickson ed Hayes e tiratori piazzati come Salmons e Garcia può costruire un attacco frizzante e che può far levare alla squadra diverse soddisfazioni in singola serata contro squadre più corazzate, sopratutto in casa dove l’anno scorso i Kings vinsero solo 9 partite su 41. Le incognite però sono tante, sopratutto da un punto di vista di maturità mentale e unità dello spogliatoio, senza contare che sia Evans, sia Cousins, sia Hayes per motivi diversi sono candidati ad avere problemi fisici piuttosto spesso.
Preview: 22-44 Siamo ancora lontani dal raggiungimento di un record vincente, ma la speranza per la franchigia è quella di migliorare il misero record dell’anno scorso e magari battere qualche contender in casa approfittando di serate in cui il loro talento offensivo si esprime al massimo.
Phoenix Suns
Piuttosto tranquila la preseason dei Phoenix Suns che, guidati dal sempreverde Steve Nash, si apprestano ad affrontare la nuova stagione con un interessante mix di giocatori giovani ed atletici da una parte, esperti e più affidabili dall’altra. Del primo gruppo fa certamente parte Shannon Brown che da backup di Kobe nelle passate stagioni arriva in Arizona con l’intento di battagliare per il posto da SG titolare contro uno Jared Dudley segnalato in grandi condizioni durante i primi allenamenti della squadra. I due non faranno sentire la mancanza di Carter, partito per quel di Dallas. Phoenix ha anche aggiunto un paio di alternative a Nash in playmaking, Sebastian Telfair e sopratutto Ronnie Price. Nash infatti, come Grant Hill, dovrà essere necessariamente centellinato da coach Gentry all’interno di una stagione molto intensa e fitta di partite e sarà quindi importante inserire uno dei due giovani acquisti, tenendo conto che Brooks sarà in Cina fino a Marzo. Il piano dichiarato è quello di tenerli a riposo almeno una sera in occasione del back-to-back-to-back, ma la sensazione è che difficilmente giocheranno più di 55-60 partite, infortuni a parte.
La stagione dei Soli dipenderà molto da come i due veterani, ancora decisivi l’anno scorso in tante delle W conseguite, riusciranno a reggere i ritmi dei numerosi back-to-back e come i loro backup saranno in grado di supplire, restando sempre fedeli alla filosofia di gioco di Alvin Gentry.
Starting Five: Nash, Brown/Dudley, Hill, Frye, Gortat
Preview: 29-37
L’anno scorso i playoff non furono raggiunti per 6 W, quest’anno l’ottavo posto sembra ancora un traguardo proibitivo, ma chissà che non sia questo mix di giocatori molto esperti e molto atletici a rappresentare una delle sorprese della division.
Golden State Warriors
Le due novità principali con le quali i Golden State Warriors si presentano in questa nuova annata sono Mark Jackson, il nuovo head coach, e Kwame Brown, firmato dalla free agency per un totale di 7 milioni di presidenti ispirati. La filosofia del nuovo coach è: difesa, rimbalzi, attenzione alle palle perse e corsa. Per l’ultima questione non ci sono problemi, per le prime tre invece sarà interessante come la squadra risponderà e se riuscirà finalmente a scrollarsi di dosso la nomea di peggiore difesa della lega. In questo senso va letta l’acquisizione di Brown, giocatore discutibile da tanti punti di vista ma fisicamente in grado di aumentare il livello di intensità difensiva e la presenza a rimbalzo. E’ evidente però come la firma a quelle cifre, nonostante la buona volontà del GM Larry Riley, appaia sproporzionata al valore effettivo del giocatore. Per lo stesso motivo per cui è stato preso Brown c’è chi si aspetta di rivedere più spesso Biedrins, reduce da due stagioni a dir poco disastrate. Ad ogni modo l’attenzione di stampa e tifosi sarà rivolta sopratutto al dinamico duo Curry-Ellis, duo che ha rischiato di dividersi causa trade durante la pre-season ma che a questo punto quasi certamente si ripresenterà come principale attrazione sul parquet dell’arena di Oakland. Curry ha lavorato in estate per aumentare sensibilmente la sua massa muscolare sopratutto nella parte superiore del corpo per aumentare la resistenza ai contatti fisici in penetrazione, uno dei pochi talloni d’Achille (offensivamente parlando) del giocatore originario di Akron. Anche Ellis ha lavorato tanto, sopratutto da un punto di vista mentale, sulla sua attitudine in campo: “Ci sono probabilmente molte cose che avete visto dal Monta Ellis degli ultimi sei anni che non vedrete quest’anno, per il bene della squadra” ha dichiarato; possiamo fidarci?
Preview. 27-39. Le premesse sono buone, l’ambiente sembra cambiato e i pezzi più importanti del roster sono rimasti. I playoff sono ancora lontani, ma se mai la squadra riuscisse davvero a fare quel cambio di mentalità in difesa e Mark Jackson si dimostrasse all’altezza del suo primo incarico da head coach di una squadra NBA, il traguardo delle 30 W può essere alla portata.
Iniziamo l’avvicinamento all’opening night natalizia con le preview delle singole division a partire dalla Central, la scorsa stagione dominata da Chicago.
Indiana Pacers
I Pacers si presentano all’avvio come uno dei team migliorati da questa breve sessione di mercato.
Dopo aver creato qualche grattacapo ai Bulls nel primo turno dei playoff dello scorso aprile, i giocatori hanno manifestato a piena voce il gradimento nei confronti di John Vogel, promosso head-coach al posto dell’esonerato Jim O’Brein a fine Gennaio; dal suo insediamento i Pacers hanno chiuso la stagione con un bilancio W/L di 20-18, sufficiente per raggiungere la postseason come unica squadra dal record in passivo (37-45).
La riconferma dell’ex scout di Lakers e Wizards è arrivata al termine di una serie che ha visto la franchigia di Indianapolis giocarsela fino alla fine con i Bulls in gara 1 e 3, strappare gara-4, per poi soccombere a Chicago nel successivo incontro.
Nonostante il mancato arrivo di OJ Mayo, dopo le aggiunte di David West e George Hill alla franchigia di Indianapolis si chiede di tornare ai playoff e farlo con un record vincente, contando anche sulla crescita di Hibbert e Hansbrough.
West, che ritrova Darren Collison in cabina di regia e dovrà dimostrare di aver recuperato a pieno dopo l’operazione al ginocchio sinistro, sarà il fattore-X per gli uomini di Coach Vogel, in una Eastern Conference il cui livello si preannuncia superiore a quello della passata regular season.
I Bulls si presentano ai nastri di partenza con l’unico obiettivo di giocarsi le finali sfuggite lo scorso maggio.
Nella prima stagione agli ordini di Tom Thibodeau, Chicago ha chiuso la regular season con il miglior record assoluto e Derrick Rose è diventato il più giovane MVP nella storia della lega.
Se l’arrivo di Rip Hamilton riempe il vuoto in backcourt, il nucleo è rimasto invariato.
Nel settore lunghi, Boozer dovrà riscattarsi da una stagione vissuta tra luci e ombre, tormentata anche da problemi di carattere fisico che lo hanno portato a saltare 23 partite.
Dietro ell’ex Duke e Noah scalpita un Taj Gibson reduce da ottime prestazioni in postseason, mentre Omar Asik ha dimostrato di poter diventare un ottimo interprete del credo difensivo del Coach Of The Year 2010-11.
L’inizio del calendario presenta subito un road trip ad Ovest con 7 delle prime 9 partite da giocare in trasferta; a Chicago hanno però il talento per riprendere il cammino interrotto bruscamente dagli Heat.
Starting Five: Rose, Hamilton, Deng, Boozer, Noah
Prediction: 50-53 W
Cleveland Cavs
Ancora in convalescenza dopo la partenza di LeBron James, la derelitta franchigia del sempre brillante Dan Gilbert è in pieno rebuilding mode.
La speranza porta i nomi di Kyrie Irving e Tristan Thompson, rispettivamente scelte #1 e #4 al draft dello scorso giugno…dando però uno sguardo al roster, non è difficile pronosticare i Cavs come fanalino di coda da inizio a fine stagione.
Reduce da 19 vittorie del 2010/11, il traguardo più ambizioso che la rosa capitanata da Antawn Jamison può raggiungere è quello di tramutare un’altra stagione di transizione in nuovi lottery pick in un draft del 2012 che si prevede ricco di potenziale.
Una scelta già in mano a Cleveland è quella ricevuta da Sacramento nella trade che, ancor prima del lockout, ha portato in Ohio anche Omar Casspi in cambio di JJ Hickson.
Nel frattempo Baron Davis è stato rilasciato attraverso la Amnesty Clause; siamo sicuri avrà festeggiato a dovere…
Motown non vede l’ora di voltare pagina, dopo un paio di stagioni a dir poco travagliate.
Il roster, un mix di giovani acerbi e veterani overpayed, non è però molto diverso da quello che ha messo in cascina 30 vittorie nella passata campagna guidata da John Kuester prima e da Lawrence Frank poi.
Dopo aver passato ai margini gran parte della scorsa regular season, Rip Hamilton si è accasato a Chicago.
Il resto della rosa è rimasto pressochè invariato: con una mossa a sorpresa non Tayshuan Prince ha rinnovato per altri 4 anni a circa 7 mil di $ annui, mentre Stuckey ha da poco messo la sua firma su un triennale.
Sul Salary Cap di Detroit rimangono i dollari pesanti di Gordon e Vilanueva, arrivati sulle sponda del Michigan nel 2009 durante una free agency nella quale Joe Dumars ha sprecato l’ottimo lavoro fatto nel creare spazio di manovra sul mercato.
Dal draft di quest’anno è arrivato l’ex Kentucky Brandon Knight, sceso fino alla scelta #8 ed individuato come leader della Detroit del futuro; futuro nel quale Austin Daye, Greg Monroe e Jonas Jerebko dovranno cercare di ritargliarsi un ruolo sempre più importante.
A Lawrence Frank l’arduo compito di riportare la squadra sopra quota .500; la mancanza di un go-to-guy in attacco e di un centro NBA-ready suggerirebbero almeno un altro anno di purgatorio.
Starting Five: Stuckey, Gordon, Prince, Villanueva, Monroe
Prediction: 25-28 W
Milwaukee Bucks
‘Fear the Deer’ era lo slogan coniato durante l’indimenticabile first round dei playoff 2010, quando i Bucks costrinsero Atlanta a guadagnarsi il passaggio al turno successivo in sette gare.
Gli uomini di Scott Skiles non sono più riusciti ad esaltare la folla del Wisconsin, mancando la postseason la passata stagione.
La regressione di Brandon Jennings, i problemi fisici di Bogut, le scarse attitudini difensive di Maggette e Salmons sono alcuni dei fattori che aiutano a spiegare il 35-47 con il quale si è chiusa la stagione 2010-11.
Senza perdere tempo, lo scorso giugno Milwaukee ha spedito altrove proprio Maggette e Salmons in un giro a tre che ha portato ai Bucks Stephen Jackson, Shawn Livingston e Beno Udrih; Mike Dunleavy è arrivato via free agency.
Se il backcourt è affollato, il reparto lunghi appare inadeguato; per riproporsi come mina vagante dei playoff, un aiuto dal mercato è da considerarsi indispensabile.
RT @ZenoPisani: A proposito, per tutti I tifosi lakers se volete un sito curato in italiano fatto da veri tifosi gialloviola cliccate su ... #28/01/2012