La svolta: Lebron ai Lakers

Ci sono date che rimangono impresse nella mente. Per sempre. La notte dell’1 di luglio 2018 (in realtà pomeriggio ad LA) sarà ricordata nella memoria di tutti i tifosi giallo-viola.

Siamo sempre stati abituati ai grandi campioni, anzi direi ai migliori, però soffrire per cinque lunghi anni nelle basse zone della classifica, senza viaggi in postseason, questo no, non era mai successo. 70 stagioni Nba, 60 apparizioni ai playoff, 31 finali Nba e 16 titoli. Bastano questi numeri per capire il peso del vestire questa maglia. Una pressione enorme, alle volte eccessiva. In tanti hanno pensato più volte a indossarla e presi dalla paura non se la sono sentita, oppure sono fuggiti dopo poco, perché quando la metti non si torna più indietro, tutti parleranno di quello che hai fatto con questa JERSEY. Oneri e onori.

21 Febbraio 2017 – 1 Luglio 2018. 494 giorni. In mezzo, il nostro mondo gialloviola, stravolto.
Prima Jeanie manda a casa il fratello e Mitch mettendo in cabina di comando il sorriso più bello di sempre assieme al fidato agente dell’ex stella Kobe Bryant, Rob Pelinka, poi trade, anche da alcuni poco condivise, spazio salariale liberato e un sogno, Paul George, figlio della città degli Angeli che si promette alla sua città. Un mercato 2017 duro, difficile, a spiegare i perché della cessione di Russell, ad ammiccare con PG facendo sognare i tifosi, a ricostruire un’immagine e una reputazione svanite nelle ultime tragiche estati. I ragazzi vincono la Summer League. Poi si comincia e nell’aria si assapora la possibilità di riportare il figliol prodigo a casa, i giovani crescono, i rookies spesso entusiasmano, insomma la via sembra tracciata.

Ci permettiamo pure di gufare costantemente OKC, perché chi è quel matto che vorrebbe rimanere disperso in quella città se non vince mentre qui, tra palme, sole e sorrisi sta tornando lo Showtime?

Finiamo con 35 W, un buon progresso e 4-5 giovani che solleticano il nostro futuro, OKC esce al primo turno, LBJ sweppato alle FINALS. Perfetto, è fatta. I rumors sul RE diventano sempre più insistenti mentre il ragazzo di Palmdale è già dato da quasi tutti per scontato. Siamo a Hollywood e quindi Paul George si permette pure di fare un documentario sulla sua decisione e in tanti penseranno “Ha voluto addolcire il suo addio a Westbrook”.

I giorni che ci separano dall’inizio della free agency sono sempre meno, le voci si rincorrono, James sembra sempre più vicino e le sicurezze su George traballano…

00.01 – 1 Luglio 2018. Paul George vola ad OKC, party organizzato da Westbrook. “I’m here to stay”. Cinque semplici parole. Festa di celebrazione della sua decisione, sigari in bocca, si balla, si ride e si festeggia. Quasi come se avessero vinto un titolo, due figli della Città degli Angeli che si permettono si sbeffeggiare i Lakers, la storia, i fans. Game over. Nessuna voce sui Lakers. Lebron arriva comunque? Quando decide? Poi meeting con i 76ers e tifosi presi dal panico perché firmare adesso per i Lakers sarebbe da incoscienti. Non viene più. I tifosi più irriducibili rimangono fiduciosi, altri (come me) si fanno prendere dallo sconforto, perché in fondo siamo tutti laker e la delusione è immensa.

2.08 nella notte tra l’1 e il 2 di Luglio.

BOOOOOOOOOOOM !!!!!!

BOOOOOOOOOOOM !!!!!!

BOOOOOOOOOOOM !!!!!!

Have No Fear, Lebron is here.

 

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Magic

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