Los Angeles Lakers (14-10) @ Utah Jazz (12-10) L 87-96

Dopo la brillante vittoria a Denver la scorsa notte, i Los Angeles Lakers tornano sul parquet per completare il primo back2back di questo febbraio e lo fanno incontrando a Salt Lake City gli Utah Jazz.

Los Angeles Lakers @ Denver Nuggets W 93 – 89 (14-9)

 

Terza vittoria di fila per gli uomini di Coach Mike Brown, che inaugurano il consueto Grammy Road Trip con un’importante vittoria su un parquet sempre ostico.
E dire che l’arrivo non era stato dei più semplici, causa le cattive condizioni meteo; Mitch Kupchak non se l’era comunque sentita, ad inizio settimana, di chiedere il rinvio del match.

Eppure i gialloviola hano cercato di perderla anche stavolta.
Nonostante il match abbia mostrato una buona intensità difensiva, accompagnata in attacco da un ottima lettura dei raddoppi ordinati da George Karl (saranno 9 gli assist di Kobe), i Lakers ancora una volta non hanno saputo prendere le misure ad Al Harrington, il quale ha rischiato di vincerla nell’ultimo possesso del match.
Un paio di falli tecnici e una brutta palla persa di Gasol hanno spianato la strada al rientro di Denver, trovatasi sul’89-91 con 28″ alla sirena; nel possesso successivo, un fallo erroneamente non fischiato a Nenè ha consegnato ai Nuggets il match-point., finito poi sul ferro.

Nella sua prima partita da All Star, Bynum festeggia con 22 punti (10/13 dal campo) conditi da 10 rimbalzi.
Kobe, 13 /51 a Denver in questa stagione, chiude a quota 20 punti, distante ora solamente 15 da Shaq nella all-time scoring list.
Continua l’ottimo momento del rookie che tutti ormai abbiamo imparato ad amare, Andrew Goudelock: per lui quasi 12 di media nelle ultime cinque apparizioni.

I 16 volte campioni del mondo, 3-7 in trasferta, cercheranno ora la terza W di fila lontano dallo Staples stanotte a Salt Lake City.

Box Score

 

p.t.

L.A. Lakers vs. Charlotte Bobcats W 106-73 (13-9)

Unica parentesi tra le braccia del pubblico amico nel mezzo di 8 trasferte (con le quali non andiamo molto d’accordo quest’anno) e la svolgiamo con una delle nemesi più inspiegabili che abbiano incrociato i colori giallo-viola: le Charlotte Bobcats di Paul Silas, che vantano un record all-time contro di noi di 8w e 6l, una percentuale avvicinata solo dalla ex squadra del coach, gli odiati Celtics.

Pronti-via, e il gameplan deraglia immediatamente, anche se con discreti effetti: i primi 8 punti sono del Mamba (3-4, 2-2 da tre) che decide di fare suo il primo quarto e, probabilmente, tutta la partita. Complice la pochezza dei Bobcats (che arrivano a questa partita con un record di 3-18 e con soli 88 punti segnati a partita), Kobe domina in lungo e in largo, firmando 18 punti con 7-12 al tiro contro……18 dei Bobcats, che ce ne concedono 30, una rarità quest’anno.

La panchina, capitanata da Bynum, riesce a forzare tiri difficili alle linci e a capitalizzare nell’altra metà campo, ampiando il vantaggio fino al 44-28, con 7 punti di un sempre più convincente Goudelock e un 12+7 del nostro 17. Una timida reazione dei Bobcats non preoccupa poi così tanto, perchè è solo questione di tempo che la premiata ditta Bryant&Gasol (12 punti nel quarto) metta i bambini a letto. All’intervallo è 60-36, con il tassametro del Mamba a 24 e una sensazione di dominio assoluto mai veramente assaporata quest’anno.

L’uomo la cui statua è all’esterno dello Staples, Chick Hearn, si sarebbe sbilanciato subito con la sua citazione più famosa: Well folks, the game is in the refrigerator, the door’s closed, the lights are out, the eggs are cooling, the butter is getting hard, and the Jell-O is jigglin’! Ma l’uscita dagli spogliatoi è frustrante: il nostro attacco, che tanto bene aveva funzionato nel primo tempo, fatica enormemente ad accendersi, e subiamo un parziale di 20-8 guidato da Henderson (ancora una volta il migliore dei suoi) che dimezza il vantaggio a 12 punti con 15′ da giocare. 5 punti di Barnes e l’ormai automatico runner di Goudelock limitano i danni e chiudiamo un terzo quarto da dimenticare con 15 lunghezze di vantaggio (73-58).

I nostri avversari arriveranno anche sul -11 all’inizio del 4° quarto, e un utilizzo prematuro dei titolari sembrava più che auspicabile. Ma, incredibilmente, Kobe e Gasol non vedranno più il campo. I raddoppi costanti su Bynum (che chiuderà con un 20+11 che non rende giustizia alla sua prestazione perfetta) e la scelta di seguire il piccolo sui pick-and-roll fà si che possiamo sparare ben 8 triple consecutive, tutte con la second unit (Murphy 3, Barnes 2, Kapono 2 e Goudelock 1) che chiudono la pratica sul 98-70. Dopo aver raggiunto quota 100 punti solo una volta in 20 partite, ci riusciamo per ben due partite consecutive, preparandoci al meglio per il road trip che ci attende al varco.

 

 

 

Los Angeles Lakers (12-9) @ Minnesota TWolves (9-11) W 106-101

I Los Angeles Lakers, dopo la pessima sconfitta della nottata di ieri in quel di Milwaukee scendono sul parquet di Minneapolis contro i TWolves. Quinto back2back del mese per i lacustri, che vanno alla ricerca della seconda W in trasferta di questa stagione.

Los Angeles Lakers vs. Milwaukee Bucks 89-100 (11-9)

Settima sconfitta su otto trasferte per i Lakers che fanno un importante passo indietro dopo la bella prestazione nel derby contro i Clippers. Non basta un Kobe da 23 punti, 8 rimbalzi e 9 assist.

Los Angeles Lakers vs Los Angeles Clippers 96-91 W (11-8)

Diciannovesima partita di RS per i nostri Lakers, ed è di nuovo derby: dopo neanche 2 settimane dalla sconfitta contro i Clippers, le due squadre si affrontano di nuovo, questa volta con parquet gialloviola.
Chris Paul rientra dall’infortunio (sofferto durante il primo match tra le 2 compagini di Los Angeles), mentre per i Lakers sempre out Blake e Caracter. Per i Lakers, l’obiettivo è semplice: fermare l’emorragia, evidenziata dalle 4 sconfitte nelle ultime 5 partite giocate.

LakersLand Power Rankings II

Secondo appuntamento con il Power Ranking di LakersLand. La stagione NBA è partita da un mese ed i valori delle squadre si stanno delineando sempre più.  Buona lettura a tutti!

 

1 Chicago (15-3) (2) 

Att. 96.1 (13)  Dif. 85.3 (1)  Rimb. 45.5 (1) Ass. 22.5 (4)

Nonostante l’assenza di Rose fermo ai box per qualche problemino fisico, il record in contumacia MVP è comunque 3-1. I ragazzi della Madhouse on Madison scavalcano gli Heat al comando dell’East e della Lega. La difesa di Thibodeau, se possibile, sembra ancor più efficiente della versione Celtics del 2008. Unica alternativa credibile, al momento, a Lebron.

 

2 Miami Heat ( 11-5) (1) 

Att. 105.4 (1) Dif. 97.5 (23) Rimb. 43.8(6) Ass. 21.9(6)

Ancora privi dell’infortunato Wade, gli Heat si dimostrano probabilmente più equilibrati con il solo duo Bosh-Lebron, quantomeno per archiviare la pratica regular season. Qualche passo indietro, rispetto all’inizio, sul piano della concentrazione nelle partite contro le piccole. Contro San Antonio, Phila e Lakers sono arrivate 3 vittorie molto convincenti grazie al miglior giocatore di sempre quando non si assegnano gli anelli. James sarà lo stesso in tarda primavera ? Da segnalare il miglior Mike Miller di sempre in Florida.

3 Orlando Magic (11-4) (6) 

Att. 96.9 (9) Dif. 91.5 (9) Rimb. 43.3 (9) Ass. 21.0 (15)

Dwight Howard continua ad essere il giocatore più indeciso della Lega fuori dal parquet. In campo però Superman non è assolutamente distratto. Ottimo l’apporto di Ryan Anderson, serio candidato al premio di giocatore più migliorato dell’anno, segnali di vita, dopo un letargo durato tre anni, anche da Mr. Sorriso e Linguaccia, Hedo Turkoglu. Basterà ghigliottinare la testa di O. Smith per mantenere il #12 nella città di Topolino ?

4 Indiana Pacers (11-4) (5) 

Att. 93.2 (18) Dif. 89.7 (4) Rimb. 45.4 (2) Ass. 18.1 (24)

I Pacers, unica squadra della Lega insieme ai Bulls perfetta in casa, hanno sapientemente approfittato di un inizio di calendario semplice per portarsi ai vertici dell’est. Il difficile per coach Vogel arriverà ora. Certo è che se i suoi ragazzi riuscissero a ripetere con continuità partite solide come quella a Los Angeles, nonostante un Granger da appena il 35% dal campo, l’ambizione di un primo turno playoffs in casa potrebbe non esser più una chimera.

5 Philadelphia 76ers (11-5) (3) 

 

Att. 99.8 (3) Dif. 88.3 (2) Rimb. 43.8 (6) Ass. 21.8 (7)

La brutta sconfitta di Miami ha riportato la Collins-Band sulla terra dopo due settimane in cui nella Città dell’Amore Fraterno si è visto il miglior basket dai tempi di Allen Iverson. La brutta notizia è l’infortunio che terrà lontano dal campo Spencer Hawes la cui importanza è presto spiegata: 21 punti il deficit subito a Miami, 17 punti la differenza punti complessiva, invece, nelle prime 4 sconfitte stagionali. Collins, comunque può sorridere, le prossime quattro saranno contro Bobcats, Pistons, Nets e Wizards.

6 Atlanta Hawks (12-5) (4) 

Att. 98.0 (6) Dif. 90.9 (7) Rimb. 42.4 (14) Ass. 22.6 (3)

In molti hanno dato per spacciati gli Hawks dopo il brutto infortunio di Horford. Atlanta, invece, contro ogni pronostico è 5-1 in assenza del suo centro titolare. Il difficile però è in arrivo: le prossime 5 partite sono in trasferta e c’è tutto il tempo per peggiorare il record!

7 Milwaukee Bucks (6-9) (n.d.) 

Att. 92.3 (20) Dif. 94.5 (16) Rimb. 40.5 (27) Ass. 21.2 (12)

La peggiore squadra in trasferta della Lega ? No more. Nella città della birra, dopo un inizio da brivido, Scott Skiles può tornare a sorridere dopo le prestigiose vittorie ottenute in back-to-back tra New York e Miami. L’altra nota positiva è il ritorno di Brandon Jennings sui livelli del suo primo anno. Con la gradita complicità di Celtics e Knicks, i Bucks potranno dire la loro per la conquista di un posto playoffs.

8 Cleveland Cavs (6-9) (n.d.)  

Att. 94.8 (16) Dif. 99.0 (25) Rimb. 42.7 (13) Ass. 19.5 (20)

Nella settimana appena conclusa 3 sconfitte consecutive hanno riportato, per fortuna, quel simpaticone di Dan Gilbert sulla terra. L’istrionico proprietario della franchigia si era pronunciato prevedendo entusiasmanti prospettive playoffs per la sua squadra, una volta raggiunto il 50%. E’ un bene per la pallacanestro che Warriors, Bulls e Hawks gli abbiano ricordato che la sua squadra provenga sempre da “The Mistake on the Lake”

Worst of the East:

Celtics (6-9) (7): come insegna la migliore delle culture irlandesi “it’s tanking time!”

Knicks (6-10) (8): fire Mike! Please!

 

1 Oklahoma City Thunder (13-3) (1) 

Att. 99.2 (4) Dif. 94.4 (15) Rimb. 42.8 (12) Ass. 18.0 (27)

C’è qualcuno che crede realmente che questi Thunder non siano l’unica candidate a rappresentare l’Ovest alle prossime Finals? L’unico pericolo per Durant e Westbrook, a questo punto, può essere esclusivamente la noia come dimostra la recente sconfitta a Washington. Corsa in solitario.

2 Denver Nuggets (12-5) (3) 

Att. 105.5 (1) Dif.  100.0(28) Rimb. 42.1 (18) Ass. 24.5 (1)

La partita del 25 a Sacramento potrebbe permettere a George Karl di chiudere un tour perfetto 5-0 lontano dal Colorado. Dalla trade di febbraio i Nuggets hanno il terzo miglior record della Lega, 30-12.Nenè sta giocando la migliore stagione della sua carriera; Ty Lawson scala la classifica dei migliori play della Lega, ma a fare notizia sono, giustamente, i 37 del Gallo nella Grande Mela: if he can make it there he can make it anywhere!

3 Don’tKnowWhere Clippers (9-5) (4) 

Att. 97.4 (7) Dif. 96.1 (20) Rimb. 40.6 (26) Ass. 21.4 (9)

Keep on rising: nonostante l’assenza forzata di CP3, che si conferma giocatore che necessita di pause fisiche in RS, i Clippers dimostrano preoccupanti segnali di evoluzione. L’intesa tra Jordan e Griffin cresce e con essa si iniziano a notare i primi miglioramenti difensivi. Se a Lob City riuscissero a liberare qualche posto in PG a vantaggio di lunghi decenti da rotazione, probabilmente, già da quest’anno la creatura di David Stern potrebbe avere impegni a fine maggio.

4 Memphis Grizzlies (9-6) (n.d.) 

Att. 96.1 (12) Dif. 92.5 (10) Rimb. 42.1 (17) Ass. 19.3 (21)

Sei vittorie in fila per Memphis senza Zach Randolph. Come l’anno scorso, con l’assenza di Rudy Gay, i problemi fisici sembrano rinforzare la squadra del Tennessee., invece che abbatterla. Interessante sarebbe vederli finalmente al completo, il roster sarebbe profondo ed assolutamente legittimato ad aspirare ad una finale di Conference. Marc Gasol, ulteriormente migliorato, rende sempre più lecito il confronto con il fratello Pau. Situazione in evoluzione, ma 4 delle prossime 5 sono contro contenders.

5 Utah Jazz (10-5) (8.) 

Att. 96.2 (11) Dif. 93.8 (12) Rimb. 43.2 (10) Ass. 21.2 (12)

Le uniche due L del nuovo anno sono arrivate contro Dallas e Lakers con un divario combinato di appena 6 punti, per il resto i nuovi Jazz sembrano una squadra assolutamente in rampa di lancio, soprattutto tra le mura amiche. Quattro delle prossime cinque partite saranno in casa, poi finalmente sarà la volta di qualche partita lontano dallo Utah. Inaspettate ed impronosticabili ambizioni playoffs, se solo Devin Harris si ricordasse di essere stato un discreto giocatore NBA…

6 Dallas Mavericks (10-7) (7) 

Att. 91.9  (22) Dif. 88.4 (3) Rimb. 42.1 (18) Ass. 20.7 (17)

Lentamente i Mavs stanno capendo che prima di arrivare alla pirotecnica free agency 2012, deadline permettendo, c’è una stagione da giocare. Qualche problemino al ginocchio per Dirk Nowitzki, ma le note più positive dei Campioni in carica sono indubbiamente difensive. Lamar finalmente sembra inserirsi in Texas. La sensazione è che l’unica possibile alternativa ai Thunder sono ancora loro. Il seeding in postseason, come già ampiamente dimostrato, potrebbe essere l’ultimo dei problemi.

7 San Antonio Spurs (10-7) (5) 

Att. 98.9  (5) Dif. 96.1 (19) Rimb. 41.7 (20) Ass. 22.9 (2)

Popovich li ha definiti nuovamente “soft”, Manu è ancora fuori per la frattura alla mano e soprattutto il record esterno è deludente una vinta a fronte di 6 sconfitte. Nonostante ciò, i vecchietti di San Antonio sono sempre lì a giocarsi i playoffs. Nessuno crede più alla leggenda del dollaro educato e quattro delle prossime cinque saranno lontano dal Texas. Il ruolo di mina vagante dell’Ovest è nuovo, ma intrigante per delle vecchie volpi come Duncan, Parker e Ginobili.

8 Houston Rockets (9-7) (n.d.) 

Att. 94.7 (9) Dif. 97.4 (22) Rimb. 43.8 (6) Ass. 20.9 (16)

“Somethimes the best trades are the one the never happen” è la sintesi perfetta per indicare il momento attuale dei Rockets che hanno vinto le ultime 6 partite giocate. Le prossime 3 sono contro Minnesota, Washington e Bucks. La sensazione è che se riuscissero a mantenere intatto Kevin Martin potrebbero arrivare ad aprile. Dalembert, contro molte previsioni, sta vivendo probabilmente la migliore stagione della sua carriera, insieme con il cresciutissimo Lowry. La domanda sorge spontanea: sarebbero stati più forti con l’aggiunta dell’attuale Gasol ?

Worst of the West:

Los Angeles Lakers (10-8) (6):  c’è un disperato bisogno di “Big Trades” !

New Orleans Hornets (3-13) (n.d.): 1-9 nelle ultime 10 giocate di cui 7 L consecutive, l’unica spiegazione plausibile è “basketball Reasons” ,

FUCK YOU STERN!

 

(f.r.)

 

Los Angeles Lakers @ Orlando Magic 80-92 L (10-7)

All’Amway Center di Orlando si trovano di fronte Lakers e Magic.
LA arriva dalla bruttissima sconfitta di Miami,mentre Orlando dalla sconfitta in overtime contro gli Spurs.
Partita interessante vista anche la presenza di Dwight Howard sogno proibito di tifosi e dirigenza gialloviola.
Inizia la partita e subito si capisce che i Lakers non ci sono:DH12 è subito dominante e costringe immediatamente Bynum a 2 falli quando Orlando è già sul +8 a metà tempo costringendo Brown a chiamare time-out.Al rientro a marcare Superman c’è Gasol ma la musica non cambia;i lacustri non trovano la via del canestro per bene 6 minuti e i Magic scappano fino al 22-10 di fine primo quarto.
Parte il secondo quarto e si spera di vedere una reazione che purtroppo non c’è,il +18 con 9 minuti da giocare è la dimostrazione lampante che in campo c’è una sola squadra.Kobe nel finale prova a ridurre un pochino le distanze ma i Magic sono caldi e con Redick e Richardson chiudono un primo tempo dominato sul 48-31.
Nel terzo quarto lampi finalmente di gialloviola in partenza:Gasol firma un 6-0 che riporta gli ospiti sul -11 ma le triple di Orlando fanno malissimo,Redick è “on fire” e rimette le cose a posto;kobe però non vuole mollare e prova a tenere i lacustri a contatto ma 7 punti consecutivi finali di Howard sanno tanto di condanna che valgono il 67-52.
Nell’ultimo periodo i Lakers ci provano a rientrare ma orlando riesce sempre a rispondere fino a 7 minuti dalla fine quando 2 bombe di fila di Kobe e Kapono riportano addirittura i gialloviola sul -8;ma è un fuoco di paglia,da un tecnico preso da Kobe parte un 8-0 di parziale che in un amen riporta i Magic sul +16 e chiude definitivamente la partita.Finisce 92-80,Lakers veramente mai dentro all’incontro.
Kobe chiude con 30 inutili punti,doppia doppia per Gasol da 13+10 e Bynum da 10+12.
Dall’altra parte un Howard dominante chiude a quota 21 punti piu’ 23 rimbalzi,aiutato da un ottimo Nelson a 17 e Redick 15.

Torniamo dalla Florida con due bruttissime sconfitte dove mai ce la siamo almeno giocata,speriamo che queste 2 batoste sveglino la nostra dirigenza perchè ormai è palese che se vogliamo lottare per qualcosa di importante c’è da cambiare le carte in tavola.

Prossimo appuntamento domenica allo Staples contro i Pacers.

Always LET’S GO LAKERS!!!!!!!!!!!

By Diego Kobe N1

Los Angeles Lakers @ Miami Heat 87-98 L (10-6)

Primo viaggio di stagione ad Est per i nostri Los Angeles Lakers, che nella notte si trovano di fronte ai Miami Heat, orfani di Wade ancora out per problemi alla caviglia. I lacustri arrivano da 2 giorni di riposo, e con il roster quasi completo (escluso il lungodegente Blake) si trovano di fronte ad un’interessante prova lontano dalle mura amiche dello Staples Center: difatti, finora in trasferta non hanno convinto, e i risultati indicano una sola vittoria tra le 5 giocate.

Los Angeles Lakers (10-5) vs Dallas Mavericks (8-6) W 73-70

Nel Marthin Luther King’s Day, allo Staples Center, gli uomini di Mike Brown incontrano per la prima volta dallo sweep subìto lo scorso maggio, i Dallas Mavs di Nowitzky e dell’ex Lamar Odom. I gialloviola, reduci dalla brutta sconfitta nel derby contro i Clippers trovano una squadra compatta, in crescendo, capace di trovare sempre meglio i nuovi equilibri che necessita un roster per certi versi nuovo di zecca.