L.A. Lakers vs San Antonio Spurs, Game 4 82-103 (0-4)


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Lo STAPLES è silenzioso. Spento. Scolorito. Flebile. Pallido. Chi è rimasto di noi ha la parola “RESA” scritta in faccia. Gli uscieri hanno distribuito fazzoletti bianchi al pubblico (e non è uno scherzo). Abbiamo il nostro eroe senza tendine d’Achille, 2 hall of famer fuori, l’intero backcourt e 6 giocatori in totale. Un Howard da rifirmare, un D’Antoni da (si spera) allontanare.

Una seconda rivoluzione da compiere, a un anno dalla prima. La partita e il suo risultato meramente numerico, detto chiaramente, non interessa a nessuno. Anche perché non abbiamo né i mezzi né la voglia di provare a salvare la faccia…e non avrebbe neanche senso salvarla.

Una stagione maledetta, con la scomparsa del Dottore, il cambio di “allenatore”, l’infortunio di Kobe…dove tutto ciò che poteva andare male è andato peggio…anche se a mio parere più interessante della scorsa. I progressi di Dwight durante la stagione e specialmente dopo l’All-Star Game hanno fatto ben sperare per il futuro e lasciato intendere un commitment (*)diamonds in the rough pescati assolutamente per caso (vero, D’Antoni) come Earl Clark hanno rasserenato per diverse partite un cielo troppo spesso plumbeo.

Abbiamo bisogno, una volta per tutte, di buon management. Non possiamo sempre uscire gratis di prigione. C’è chi richiamerebbe il vecchio ma geniale direttore d’orchestra (che dirigerebbe senza gli strumenti adatti), chi sostituirebbe il violino catalano con un quartetto di clarinetti, chi farebbe incendiare il teatro a prescindere.

A prescindere dal “come”, le ricerche secondo me vanno ridotte a questi elementi: un playmaker titolare, atletico, solido, che consenta a Nash il ruolo in cui eccellerebbe meglio a 39 anni: la super riserva di lusso/change-of-pace guy, in campo non più di 30 minuti per la sua incolumità; esterni tiratori, difensori, versatili, ciò che sono (per dirne due) Leonard e Green per gli Spurs. 

Ovviamente per attuare il master plan serve imprescindibilmente una nuova guida tecnica, e qui ci ricolleghiamo al discorso del monopoli: Jim Buss (e Mitch, che verrà sempre chiamato in causa, visto che da un grande potere derivano grandi responsabilità) non può fallire una terza volta la scelta dell’allenatore, qualunque essa sia.

(*) Vorrei raccontarvi della partita, ma vi racconterò invece di un episodio accaduto nel terzo quarto. Dwight viene espulso, e fin qui niente di strano, ma nella strada verso il tunnel incontra Mitch e gli urla qualcosa contro…mentre nello stesso momento Kobe esce dalla pancia del palazzo e si siede in panchina…ricevendo la standing ovation più forte di tutti i playoffs. Lascio a voi le conclusioni.

Gli Spurs vincono 103 a 82 e affronteranno la vincente della più bella serie di tutti i playoff (Denver-Golden State), mentre noi affronteremo…bè, lo sapete, un’altra lunga estate caldissima, ma stavolta per davvero. E’ tempo di bilanci, ma non ci sono dividendi. Noi tifosi, azionisti di minoranza, siamo gli unici a cui non si può rimproverare nulla. Una community forte, appassionata, presente anche nei momenti più bui, e poi nella rincorsa (inutile) ai playoff. Stay strong, Lakersland. 

Uno dei miei desideri per l’anno prossimo è questo: parafrasare Christopher Walken in Prova a prendermi… “-Frank, sai perché i Lakers vincono sempre? -Perché hanno Kobe Bryant? -Naaah…perché nessuno riesce a staccare gli occhi dal giallo e viola delle loro divise…” E’ stato esaudito in passato. Lo sarà ancora.

Los Angeles Lakers@San Antonio Spurs 79-91 L(0-1)

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All’AT&T Center di San Antonio va di scena il primo atto del primo turno dei play-off della Western Conference tra Spurs e Lakers.
I gialloviola ritrovano dopo una decina di gare di assenza Steve Nash che parte subito in quintetto al fianco di Blake con Jodie Meeks in panca.Sono proprio del play canadese i primi punti della serie,il problema è che sono anche gli unici punti ospiti dei primi quattro minuti che vedono San Antonio avanti 7-2.Gli Spurs provano subito a volare via con Duncan sul 13-6 ma due bei jumperini firmati Howard-Gasol riportano i Lakers in partita sul -3 a metà tempo.Gli ospiti però faticano davvero troppo a segnare punti sul tabellone,una tripla di Ginobili vale il +9 Spurs;Jamison chiude con 3 punti un primo quarto davvero pessimo offensivamente sul 24-15 per i padroni di casa.
I gialloviola partono male anche nel secondo parziale e gli speroni toccano subito il +12,San Antonio però non approfitta a pieno del momento difficile degli avversari che cosi’ tornano prima a -6 grazie ad Howard e Nash e successivamente a -4 con il solito alley-oop Pau-Dwight che costringe coach Popovich al time-out.Gli Spurs ovviamente rispondono e un 5-0 firmato Kawhi Leonard e Bonner riccaccia i lacustri a -9;Duncan domina ma in qualche modo gli ospiti restano in partita con Howard e una tripla di Blake,un And1 di Ginobili e un 2/2 dalla lunetta di Dwight(dopo un hack…)chiudono il primo tempo sul 45-37 per i nero-argento.
Parte la ripresa ma il copione non cambia,4 punti di Parker valgono il +12.San Antonio,visto che i Lakers non segnano mai,ha un sacco di chance per chiudere la partita ma non le sfrutta e cosi’ Metta e 4 punti di Nash valgono il -7 ospite.I gialloviola sembrano in partita,Mettone nostro mette una tripla e un jumper di Steve Blake vale addirittura il -4.Gli Spurs però reagiscono con Duncan che regala il nuovo +8 e un 5-0 completamente firmato Manu Ginobili scrive il +12 sul tabellone con un minuto da giocare.Un’altra tripla dell’argentino chiude il terzo quarto sul 70-57 Spurs.
I Lakers provano subito la rimonta e con 4 punti di Gasol arrivano sul -9 dopo 2 minuti di gioco.San Antonio risponde subito con Parker e Leonard e riallunga sul +13;i gialloviola accusano il colpo,l’attacco non gira,ma gli Spurs ancora non scappano.La fuga decisiva è nell’aria e arriva a 4 minuti dalla fine quando 2 triple in 30 secondi di Danny Green e Bonner valgono il +16 con 4 minuti da giocare.A nulla servono gli ultimi vani tentativi,è 1-0 Spurs.

Per i Lakers 20+15 di Dwight Howard,16+16 per Gasol,16 del rientrante Nash e 12 di Blake.
Per gli Spurs 18 per Tony Parker e Ginobili e 17 per Duncan.

Partita in generale bruttina che lascia comunque un pochino di amarezza visto che gli Spurs mi sono sembrati tutt’altro che irresistibili.Probabilmente potevamo giocarcela di piu’ ma purtroppo abbiamo beccato una serata dove in attacco non mettevamo tiro che era uno.
Gara 2 ora diventa già fondamentale per provare a giocarci la serie,tornare a Los Angeles 0-2 sarebbe una botta dura da cui doverci rialzare.
Non sto neanche a parlare di quanto un tizio che di solito porta il 24 sulle spalle avrebbe potuto influire in una gara e una serie come questa…che tristezza non vederlo in campo…

We Miss You Mamba…

Waiting for Game2…

We Still Believe!!!!!!!!

Always LET’S GO LAKERS!!!!!!!!

By Diego KobeN1

Los Angeles Lakers – Houston Rockets 99-95ot (45-37)

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mettitele nel culo, James!

Non c’è niente di meglio di un bel recap da scrivere alle 7.30 del mattino, con gli occhi gonfi e la testa che ti scoppia reclamando del sonno. Ma non è neanche male svegliarsi alle 4.15 e finire di vedere i Grizzlies che battono i Jazz, per potersi mettere a vedere i Lakers con leggerezza, senza l’ansia di una gara7.
Una leggerezza forse eccessiva, soprattutto da parte di chi è sceso in campo, fa sì che i gialloviola rincorrano per tutto il primo tempo le scorribande di Harden, con i Rockets che fanno contropiede anche da canestro subito. A far rimanere gli uomini di D’Antoni attaccati al match ci pensa il solito Blake, mentre Nash ci fa sapere che forse torna per gara1, probabilmente per la 2. Contro chi, ancora non si sa.
Il secondo tempo è il classico turbinio di emozioni: Kupchack fa sapere al mondo che il coach ha fatto un grande lavoro ed è confermatissimo per la prossima stagione; i ragazzi allora si gasano e iniziano a difendere più forte, togliendo molte transizioni ai Rockets e aggrappandosi a Howard ispirato più che mai nella metà campo difensiva. In attacco ci si arrangia: Blake fa un po’ di caciara, Gasol gli dà una mano da play aggiunto, Meeks non prende una casa, Howard ha sempre tre uomini davanti e Jamison gioca da tre. Questi cinque giocheranno praticamente tutto il secondo tempo, con il solo Morris (!) a dare minuti di cambio. Insomma tra qualche canestro trovato qua e là, e soprattutto una grande difesa, i Lakers si mettono al comando della partita nell’ultimo periodo, conducendo sempre con pochi punti, ma smettendo totalmente di segnare negli ultimi minuti. I Rockets non fanno molto meglio, ma sculano una tripla di Parsons all’ultimo secondo dopo molteplici rimpalli che manda tutti all’ot. Bryant fa il fenomeno su twitter e ci fa notare che c’era un fallo da spendere, ma non mi pare si sia premurato di commetterlo in gara6 con i Suns nel 2006 quando Tim Thomas (che Dio t’accolga presto) mise la tripla della fine della stagione.
I cinque minuti del supplementare ricalcano gli ultimi tre dei regolamentari: sembra il quindicesimo round di Rocky, pugili stanchissimi che non stanno in piedi e vanno avanti per inerzia. Di canestri dal campo non se ne vedono, vince che riesce a tenere più con la testa e a segnare i liberi. A spuntarla è ancora una volta il cuore di Howard e compagni. Il numero 12 infila una serie di difese ancora più irreali che nell’ultimo quarto, facendo sembrare Harden un bimbo scemo che continua a buttarsi contro il muro; inoltre segna il gancio del +3 dal quale i Lakers prendono il via per la vittoria, ben servito da Gasol al quale, tra tanti errori, va comunque dato atto dell’ennesima tripla doppia (17, 20 e 11 assist). È settimo posto.

Si inizia domenica, a San Antonio, orario ancora da definire. Speriamo che la merda canadese decida di presentarsi e che D’Antoni decida di non far giocare tutti i titolari sopra i 40 minuti.

p.s.
esordio stagionale per G-Lock; un po’, freddino e molto emozionato. Ma non può fare peggio del Meeks visto stanotte.

LA Lakers vs San Antonio Spurs W 91-86 (44-37)

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Nella prima partita senza Kobe, Dwight Howard ed i Lakers trovano una vittoria fondamentale allo Staples sconfiggendo San Antonio 91-86 e mantengono vive le speranze di centrare l’accesso ai playoffs.
Prima della palla a due, “the place that Kobe built”, il tempio pagano del #24, rende omaggio a Bryant con un video tributo alla vista del quale è onestamente difficile trattenere le lacrime.

La scelta di D’Antoni, che deve rinunciare nuovamente al misterioso desaparecido Steve Nash, è quella di partire con Meeks nella posizione di SG, con Metta nuovamente titolare in SF. Il piano partita è chiarissimo: palla sotto per Dwight. Dopo un inizio difficile 6 errori consecutivi e un fallo in attacco del #12, i Lakers si svegliano e aggrappati al loro centro, che tra le altre cose crea pure tantissimo spazio sul perimetro per i compagni, centrano il primo significativo vantaggio 12-6. San Antonio però, a differenza di qualcuna delle ultime uscite, resta benissimo in partita e, grazie ad un Tim Duncan ringiovanito di 10 anni, chiude in avanti il primo quarto 23-22: tutto sommato un saldo per i padroni di casa che tirano appena con il 38%.

In avvio del secondo quarto D’Antoni concede un riposo Howard, mettendo Gasol da centro e rispolvera Duhon. L’ex Blue Devil, però, è protagonista di una serie di palle perse che costringono il coach a rispedire Steve Blake in campo. Il periscopio è fantastico e gioca da leader come mai gli era capitato prima in carriera, guida i Lakers e con 18 punti all’intervallo è il protagonista della sfida che va al riposo lungo con le squadre in parità a quota 43. Negli spogliatoi si fa sentire Kobe Bryant che telefona ai suoi compagni e li sprona, Gasol su tutti ( pessima infatti la sua partita, solo 3/17 per lui dal campo, 7 punti con 16 rimbalzi).

La ripresa inizia con le marce alte per i giallo viola: canestro di Dwight e schiaccione di MWP. Risposte confortanti arrivano pure dalla difesa che tiene benissimo l’attacco avversario. L’unico, grande, problema restano le palle perse che consentono agli Spurs di stoppare qualsiasi tentativo di fuga giallo viola. Se da una parta Gasol è completamente fuori partita, dall’altra ad essere pessimo è Toni Parker, il fantasma del giocatore che fino a febbraio era un legittimo aspirante al titolo di MVP. Sul finale di quarto, con la partita ancora in equilibrio, Popovich si gioca la carta dell’hack-a-Dwight: il risultato è un 4/10 ai liberi che rallenta, non di poco, la partita. Alla fine del terzo il punteggio è ancora in parità a quota 61.

Gli ultimi 12’ si aprono con lo show personale di “superpippo” Jamison che segna 3 canestri consecutivi da 3 punti che accendono finalmente lo Staples. I Lakers si svegliano definitivamente e nonostante Duncan ci provi in ogni modo piazzano l’allungo decisivo trovando il primo vantaggio in doppia cifra. San Antonio tenta invano di ricucire, ma arriva al massimo fino al -5.
La partita termina 91-86.

Dopo la sirena finale, Howard, intervistato da Mike Trudell parla della reazione della squadra all’infortunio di Bryant:“Abbiamo giocato, con fiducia gli uni negli altri e abbiamo dominato. Sappiamo tutti come dovremo giocare ed ognuno di noi deve dare tutto”.
Parole da leader, da giocatore maturo, confermate successivamente dalle parole ad NBATV: “Devo assumermi più responsabilità e dare a questa squadra ed a questa città tutto quello che ho”. Next franchise player ?

Kobe gradisce e, dal divano di casa, coccola, finalmente, il compagno:
“D12 è stato una bestia stanotte. Ieri è venuto due volte in ospedale a trovare il suo fratellone questo è amore #countonD12″

f.r.

Los Angeles Lakers vs. Golden State Warriors 118-116 W (43-37)

Los Angeles Lakers vs. Golden State Warriors 118-116 W (43-37)

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La palla lanciata da Curry da 25 metri di distanza. La sirena che suona. Tutti nel palazzo trattengono il respiro. Curry ha già segnato 47 punti, 9 triple, non può, non deve segnare anche questa. Kobe non è in campo, è anche lui davanti ad un monitor come lo siamo noi a migliaia di chilometri di distanza. Non ce l’ha fatta a restare in campo fino alla fine. è crollato negli ultimi minuti. ha lasciato il parquet solo quando poteva solo a stento camminare. Per lui si parla di possibile rottura del tendine d’Achille, ma solo domani sarà effettuata una risonanza. Ai giornalisti dirà in seguito “I made a move I’ve made a million times, and (the Achilles) just popped. Terrible. A terrible feeling.” 

E come noi, anche lui può alzare le mani al cielo e sorridere quando quel benedetto pallone si stampa sul secondo ferro e ci consegna la 43esima W stagionale. 

La partita è stata ancora una volta piena di contraddizioni e di sofferenze, il tifoso che vuole auto-convincersi che le cose possano andar bene anche in proiezione futura trova davvero poche cose alle quali appigliarsi per continuare a credere. Comunque, finchè possiamo, we believe!

L’atteggiamento difensivo iniziale è quello che ci si aspetta, non vale quasi la pena di soffermarsi, di criticare, di puntualizzare l’ennesimo approccio “guardingo” della nostra retroguardia. Limitiamoci ad elencare i freddi numeri del ben poco freddo primo quarto di Steph Curry: ne segna 22 con 9-13 dal campo, più 2 assist. Lo inseguiranno prima Blake, poi World Peace (dalla panca), per qualche scampolo ci provano anche Meeks e Bryant; tutti respinti con perdite. 

Il giocatore è un fenomeno assoluto, nessun dubbio, e su questo non c’è D’Antoni o World Peace che tengano. Quando si arresta e tira dietro la linea con tempi di esecuzione e di rilascio inumani, a parte alzare il braccio e sperare che esca (ed esce raramente) c’è poco da fare. Quello che può essere fatto è, però abbassare il numero di possessi tenendo ritmi bassi, limitando il numero di rimbalzi offensive concesse e di palle perse, in modo da dare meno possibilità a Curry di farci male. 
I Lakers falliscono su tutta la linea. I ritmi restano inpiegabilmente alti per ampi tratti del primo tempo, fioccano i rimbalzi offensivi dei Warriors (15 in totale) e le palle perse gialloviola (7 nel primo tempo). Mentre Curry raggiunge e supera quota 30 in appena un quarto e mezzo, la squadra di coach Jackson (sì lo so che vi piace leggerlo quando lo scrivo) non riesce ad allungare, penalizzata a sua volta da una difesa incapace di limitare le primaverili vampate di Pau Gasol.

In effetti il catalano gioca un primo tempo offensivo clamoroso, totale, a tratti persino dominante. Efficace quando viene chiamato a ricevere in post basso, assolutamente letale quando riceve in post alto e dispensa assist ora per Howard (sempre più frequenti i giochi alto-basso) ora per il tiratore sul perimetro. Le sue cifre sono da far brillare gli occhi: 26 punti, 11 rimbalzi, 10 assist. La coppia dei nostri lunghi, o due torri se preferite, tengono banco contro i Warriors privi di un Bogut che sarebbe tornato loro molto utile, e consentono di restare a contatto nonostante gli scempi difensivi. 

Concluso il primo tempo in parità, il terzo quarto si apre con tutti i crismi della battaglia. Purtroppo il bollettino dei feriti non tarda ad arrivare: Kobe cade a terra una prima volta, dopo una torsione del ginocchio sinistro, e si rialza zoppicando; dopo tre minuti subisce un secondo colpo alla gamba destra, probabilmente solo un crampo, zoppica ancora un po’ per il campo e va poi a battere i tiri liberi del fallo subito senza neanche degnare la panchina di uno sguardo o di un cenno. Va avanti come se nulla fosse. 

Se da un lato il fatto che i colpi subiti dal capitano non gli impediscano momentaneamente di restare in campo solleva l’animo del tifoso, dall’altro va evidenziato un netto calo dell’efficacia offensiva corrispondente a questi minuti, non solo del singolo ma di tutta la squadra. E se cala l’attacco la partita rischia di sfuggire di mano, visto che Curry e Thompson non fanno la minima fatica a condurre i loro ad un quarto da 33 punti. Sul 90-81 Golden State raggiunge il massimo vantaggio e anche la fede del più ottimista dei tifosi a questo punto è vacillante. Per svoltarla c’è bisogno dell’ennesimo quarto miracoloso del suddetto capitan Kobe, ormai quasi barcollante. 

Kobe non si astrae dalla lotta neanche per mezzo possesso, continua a prendere botte, zoppica vistosamente dopo l’ennesimo fallo subito al 45′ minuto, appena dopo aver segnato due triple incredibili per pareggiare i conti a quota 107. A questo punto però, dopo averne già messi 12 in 9 minuti, non può proprio più correre. I compagni fanno fallo per permettere la sostituzione, lui va direttamente negli spogliatoi. 

Come va a finire già lo sapete a questo punto. Landry si mangia un comodo jumper del sorpasso a 3 secondi dallo scadere, Howard prende il suo settimo rimbalzo e subisce fallo, segna il secondo libero consegnando la rimessa ai Warriors, e quell’ultimo Hail Mary shot che Curry non trasforma. 

I Lakers restano in vantaggio sui Jazz (W contro Minnesota nella notte) di una partita, a due match dalla fine. Non ci resta che stare con il fiato sospeso, in attesa delle notizie decisive sulla salute di Bryant. Diciamoci la verità però, le prospettive sembrano le più nere. Qui sul forum tutti gli aggiornamenti.

Boxscore

g.m.

LA Lakers @ Portland T’Blazers W 113-106

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Il Rose Garden è da sempre una delle arene dove i Lakers hanno faticato e, la maggior parte delle volte perso. Prima della partita di questa notte, infatti, L.A. veniva da tre sconfitte consecutive in Oregon ed appena 4 vittorie nelle ultime 17 a Portland dal 2002 ad oggi. In più, a rendere l’impresa praticamente impossibile, c’era pure il non aver mai completato 2-0 in stagione un back to back.

Per sovvertire la maledizione di Rip City, nonostante l’abituale pochezza degli avversari ( una squadra che da sempre inizia la stagione con il solo obiettivo di battere i Lakers ) c’era bisogno di una prestazione “for the ages”, come amano dire oltreoceano. E così, a 34 anni e mezzo compiuti, Kobe Bryant ha trovato la forza per scrivere l’ennesimo record: 48’ giocati, 47 punti, 8 rimbalzi, 5 assist, 4 stoppate e 3 recuperi, mai nessuno nella storia aveva realizzato una performance del genere in un back to back game, semplicemente “vino”.

Se da un lato c’è da esaltare la prestazione del singolo, dall’altro, invece, c’è da registrare l’ennesima sciagurata prestazione difensiva che ha rischiato di compromettere in avvio le speranze di vittoria. I padroni di casa, infatti, realizzano, sebbene si presentino con un quintetto formato da Aldridge, Lillard e 3 scappati di casa ben 41 punti lasciando presagire il peggio per il proseguo della gara.
I Lakers, però, aggrappati alle spalle di Bryant restano in contatto e riescono a prendere il controllo della partita nel terzo quarto, iniziato con un parziale di 17-2, per poi chiuderla definitivamente nell’ultimo periodo nel quale i Blazers segnano appena 16 punti.

La vittoria vale un’intera partita di vantaggio sui Jazz nella corsa all’ottavo ed ultimo biglietto disponibile per la postseason. Le prossime 3 sono allo Staples: venerdì arriveranno i Warriors di Steph Curry e compagni impegnati nella giornata di ieri a riempire di pop corn la macchina del rookie Kent Bazemore.

(f.r.)

Los Angeles Lakers vs New Orleans Hornets W 104-96 (41-37)

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La notizia che tutti aspettavamo arriva durante il primo tempo: i Thunder non fanno scherzi e battono i Jazz, consentendo ai Lakers una delle ultime occasioni per controllare il proprio destino. Alla 78esima partita, con l’ultimo back-to-back che ci aspetta (@ Portland) siamo ancora sotto corte marziale.

Partiamo come una squadra da cui ci si attende una vittoria senza troppe discussioni: palla sotto a Gasol e Howard, altruismo in attacco e molti easy shots. La pecca, enorme, ma che per il momento non paghiamo, è la poca intensità in difesa, nelle rotazioni e a rimbalzo in attacco.

Pau (per la gioia di tutta la comunità Lakerslandiana) è tanto chirurgico in attacco quanto letargico in difesa, perseverando con un trend preoccupante. Ma ora non è il momento di pensare alle due torri, all’amnesty, a eventuali scambi. Ora, molto duramente, è ora di vincere.

Il primo quarto termina 27-22 con i Lakers in controllo, e arriviamo anche a +10 (43-33) quando inspiegabilmente smettiamo di applicare la (semplice) formula vincente per battere i Pelicans in pectore: il gioco in area.
Un po’ per le laws of average, un po’ per incapacità di creare gioco, otteniamo solo tiri difficili e malcostruiti. In più D’Antoni decide di far riposare Kobe dopo sostanzialmente 4 partite giocate per intero, anche grazie al miracoloso ritorno di Metta, ma ciò vuol dire Meeks su Eric Gordon. 14-0 di parziale e 13 punti nel secondo quarto per l’ex Clipper…risultato? 45-50 Hornets all’intervallo e l’ennesima situazione in cui faticosamente inseguiamo quando dovremmo conservare energie preziose.

Il tè caldo dell’intervallo miracolosamente riesce a svegliare chi era in letargo: Gasol (22 punti e 11 rimbalzi) è più preciso in difesa e attivo a rimbalzo, Howard è un satanasso in area, disinnesca i pick & roll e scongiura le penetrazioni finchè non lo coglie il foul trouble, Blake è come sempre solido (6 assist e 2 rubate), ma manca il capo all’appello. Kobe per 34′ di gioco è a quota 4 punti con 1-6 al tiro e 4 palle perse. Mette la tripla del sorpasso (70-68) con l’appassionato assonnato e con gli occhi rossi che pensa: ecco, adesso si mette a tirare di tutto. Ed è vero…ma mette anche di tutto. A cavallo tra terzo e quarto quarto infila 10 punti di seguito contro 2 degli Hornets.

Lo Staples canta KO-BE, KO-BE durante i timeout…e se L.A. chiama, il Mamba risponde. Vino orchestra una prestazione strepitosa in entrambi i lati del campo, andando 8-12 negli ultimi 14 minuti, cancellando Gordon dal campo con una stoppata e 5 rubate.

Segna 26 punti degli ultimi 37 dei Lakers e dà l’impressione di decidere lui il destino di questa squadra. Gli Hornets sono stati valorosi, ma come nella partita a NOLA (42p/12a – 18 nel 4/4) ha controllato da solo l’esito della partita senza fare hero ball. 23 punti nel quarto quarto come se piovesse…inutile dire che quando appenderà le scarpette al chiodo, piangeremo. Non è il primo nè l’ultimo campione che si avvicenda a Figueroa St, ma forse è quello con la volontà più indistruttibile. Basta, Kobe ha deciso la direzione da prendere: i playoff, a 4 vittorie di distanza.

Finisce 104-96. Abbiamo mezza partita di vantaggio su Utah, pari a niente, e un back-to-back ci aspetta, dove ogni singola volta in questa stagione abbiamo fallito di vincere entrambe le partite. Ma chi oserebbe scommettere contro il 24?

LA Lakers @ Clips L 95-109 (40-37)

cp3

Nello Staples in versione “tamarreide” i Lakers provano, invano ad evitare lo sweep stagionale contro la quinta squadra per importanza della città ( dopo i gialloviola appunto, i Dodgers, i Kings, UCLA ed i Galaxy). E dire che la partita inizia benissimo per L.A. : Meeks e Blake firmano i primi punti dall’arco e, per la prima volta negli ultimi 4 scontri, i Lakers sono in vantaggio, 8-1 il punteggio.
Kobe non trova la via del canestro, ma i suoi compagni di squadra sono presenti: 16-9 dopo 7 minuti di gioco e Del Negro è costretto a spendere il primo timeout. Molto confortante l’inizio in difesa. Quelli li, però, tornano sotto. Servono 2 triple in fila di Clark (4/4 dalla lunga distanza in avvio per i gialloviola) e 5 assist di Kobe per respingere la prima mareggiata. Purtroppo però entra in campo la panchina degli ospiti guidata da Crawford e Barnes: 2-12 di parziale nel finale di quarto e 30-25 per i bianchi. La partita sostanzialmente finisce li.

L’inizio di secondo quarto è ancora targato San Diego, con gli ospiti tranquillamente in vantaggio sul +8. Ci prova D12,già in doppia cifra a metà secondo quarto, dominante sui due lati del campo. I Lakers trovano il meno 1, con 2’39” da giocare, dopo un alley hoop in contropiede alzato da Kobe per il numero 12 che segna subisce il fallo e va in lunetta con il libero supplementare, realizzandolo ed illudendo quelli buoni. Azione successiva Pau alza per Dwight. L’ultimo minuto però i Lakers confezionano un ¼ ai liberi, complici gli errori di Howard e Gasol (0/2), mentre gli altri segnano da 3 punti chiudendo il primo tempo in vantaggio 56-49 grazie ad una serie infinita di extra possessi. Troppi turnover e soprattutto troppi canestri da seconda opportunità concessi.

Nonostante lo svantaggio confezionato, l’inizio di terzo quarto è come al solito letargico ed il tassametro corre: -13. Difensivamente i Lakers fanno tenerezza e sia Bryant che Gasol perdono sistematicamente il loro uomo: purtroppo Howard non può tappare 4 buchi su 4, nonostante si danni continuamente l’anima aiutando tutti i suoi compagni e piazzi una serie incredibile di stoppate su Griffin. Tanto per cambiare, sull’ultimo possesso difensivo, dopo una buona sequenza arriva l’ennesimo buzzer subito: -12, 70-82.

Il quarto quarto è una galleria degli orrori per i Lakers che vede registrare la quinta tripla in stagione di Griffin, un paio di highlights pazzeschi di Mr pel di carota ed un ridicolo tentativo di hack-a-Dwight da parte di Hollins, nonostante la sua squadra sia in vantaggio in doppia cifra, in grado di far arrabbiare persino Chris Paul che, da vecchio cuore gialloviola, riprende in diretta nazionale l’idiota del compagno.

Termina con i cori dei buzzurri MVP MVP per Chris Paul in lunetta, primo sweep stagionale subito dai Lakers nei confronti di San Diego che, tra le altre cose, festeggia il primo titolo di division della sua storia. 109-95 è il punteggio finale, finalmente i Flippers potranno far notare la loro esistenza agli ospiti dello Staples avendo un banner da appendere al soffitto.

Le speranze di ottavo posto sono affidate, ora, ai Warriors.

Un ultimo commento: caro Dottor Jerry, se ci leggi da lassù, ma non potevi farti i cazzi tuoi risparmiandoti il consiglio per il tuo caro amico Sterling di portare una seconda squadra di basket nella città degli angeli ?

(f.r.)

Los Angeles Lakers Vs Memphis Grizzlies 86-84 W(40-36)

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Continua allo Staples Center la corsa all’ottavo posto dei Los Angeles Lakers stanotte impegnati contro i Memphis Grizzlies anch’essi ancora in corsa per il terzo posto ad Ovest.
I Lakers sono senza Nash e con un orecchio a Salt Lake City dove i Jazz sono impegnati contro New Orleans.
La partenza offensiva delle due squadre è molto positiva,Gasol Pau e Randolph segnano 6 punti in 5 minuti e un and1 di Kobe vale il primo vantaggio LA sul 14-12.7 punti in fila del neo entrato Clark piazzano la prima mini fuga che lancia i padroni di casa sul +8 prima che 5 punti consecutivi di Conley e le troppe palle perse gialloviola riportino gli orsetti a -3.Il quarto si chiude con 4 punti filati di Kobe che valgono il 25-18 dopo i primi 12 minuti.
Un and1 di Pau scrive subito il +10,Memphis fatica a segnare e una tripla di Jamison fa toccare ai lacustri il massimo vantaggio sul +13 con 8 minuti da giocare.I Lakers però si bloccano e una tripla di Daye riporta i Grizzlies sul -6,Gasol risponde ma due dormite difensive rimettono definitivamente gli ospiti in partita sul -4.Per fortuna però arriva anche Kobe che prima piazza un and1 e alla fine chiude il primo tempo con il jumper del 46-39.
Nell’intervallo intanto arriva da Salt Lake City la notizia che i Jazz hanno battuto New Orleans rendendo ancor piu’ fondamentale una vittoria visto che in caso di sconfitta saremmo scavalcati all’ottavo posto.
La partenza di ripresa è scioccante per i gialloviola,Memphis piazza subito un 6-0 che li riporta a -1 costringendo Coach D’Antoni a un time-out che però si rivela inutile visto che i Lakers segnano un solo punto nei primi 6 minuti(un libero di Howard…)e i Grizzlies volano via con Randolph sul +7.Una gran palla di Howard per schiacciata e and1 di Gasol risvegliano i padroni di casa che piazzano un 8-0 chiuso da una tripla di Blake per il nuovo vantaggio.La partita ora è bella e dopo un paio di minuti di sorpassi e contro sorpassi i lacustri trovano un altro parzialino chiuso da un and1 di Jamison che vale il +8.Il quarto si chiude sul 68-62,praticamente un miracolo calcolando che per 6 minuti non si è segnato.
La partenza gialloviola è soft anche a inizio quarto quarto e,nonostante una clamorosa stoppata di Clark su Pondexter,Memphis torna a -1 prima che il solito Clark e i primi due punti di Meeks riportino i padroni di casa sul +5.Memphis però gioca per un obiettivo e si vede,un jumper di Bayless vale il vantaggio ospite;Blake risponde da 3 ma Conley lo ripaga con la stessa moneta riportando in vantaggio i suoi con 4.30 da giocare.E’ il momento di Kobe che infatti arriva con 4 punti consecutivi per il +3,Bayless e Randolph non mollano però e ributtano avanti Memphis con 2.30 da giocare.Il sorpasso gialloviola arriva sull’asse Kobe/Pau col 24 che assisteggia per il catalano,dall’altra parte Bayless sbaglia la tripla e i Lakers dopo 2 rimbalzi offensivi presi hanno la chance con Kobe di chiudere che però sbaglia lasciando l’ultima decisiva palla agli avversari.Lo Staples urla DEFENSE,DEFENSE e il jumper di Conley si infrange sul ferro,Howard prende il rimbalzo e subisce fallo;dalla lunetta fa solo 1/2 concedendo un ennesima possibilità agli ospiti sotto di 2 punti e con 4 secondi sul cronometro.La tensione si taglia col coltello,la posta in palio è altissima e Dwight si fa perdonare l’errore ai liberi chiudendo in maniera egregia la penetrazione di Conley e regalando ai suoi una vitale vittoria.

Per i Lakers 24+9assist per Kobe,19+9rimba per Gasol e 13 a testa dalla panca per Clark e Jamison.
Per Memphis 21 di Conley e 15 di Randolph.

Vittoria vitale per i gialloviola che mantengono soffrendo l’ottavo posto con ancora 6 partite da giocare,domenica derby allo Staples che forse sarebbe anche quasi ora di vincere e non solo per la classifica…

We are still alive!!!!!!!!!!!!

Always LET’S GO LAKERS!!!!!!!!!!

By Diego KobeN1

Los Angeles Lakers vs Dallas Mavericks 101-81 W (39-36)

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Quella che si respira oggi allo Staples Center non è sicuramente l’aria di una serata da stagione regolare come tante altre e direi che ciò era facile aspettarselo. Non capita tutti i giorni di vedere ritirata la maglia di un signore che ha fatto la storia dei Lakers e di questo sport, ma non solo…questa partita per i nostri sa tanto di win or go home, perché si gioca contro dei Mavs rientrati prepotentemente nella lotta per l’ottavo posto ed è fondamentale tenerli a distanza e non perdere ulteriore terreno nei confronti dei Jazz. Le premesse sono pessime, inutile negarlo. I Lakers dopo il buon periodo immediatamente successivo all’all-star game sembrano aver nuovamente smarrito la via, Dallas invece è in una fase super. Oltre che da un punto di vista mentale e tecnico partiamo svantaggiati anche sotto il profilo fisico: Nash è dato game-time e Bryant ha un piede solo, insomma le basi per una di quelle notti in cui vorresti riuscire a dormire per evitare di incazzarti e rovinarti la giornata seguente ci sono tutte, cerimonia di metà gara a parte.

Poco prima dell’inizio è ufficiale il forfait del canadese. Il primo quarto è un trattato di pallacanestro di Kobe Bryant. Il #24 detta i ritmi dell’attacco lacustre facendo sempre la scelta giusta e regalando pure un paio di highlights. Anche Dwight parte bene nonostante soffra un po’ Kaman nella sua metà campo durante i primissimi minuti di gioco. Nella seconda metà del quarto, grazie anche ad un Clark entrato molto bene in partita, i padroni di casa sfiorano la doppia cifra di vantaggio, ma dopo un paio di canestri facili sbagliati che avrebbero potuto aumentare il vantaggio, arriva la classica bomba di tabella sulla sirena che ti fa cadere le palle per terra e chiude la prima parte di gara sul 24-21.

Nel secondo periodo Kobe continua a fare contenti tutti, ma i segnali più importanti provengono da Earlone che sembra tornato quello di qualche tempo fa. Giochiamo davvero bene trascinati da un Bryant straordinario ed un #6 che, tra l’altro, annulla Nowitzki. Howard, molto coinvolto sia dal post che in situazioni dinamiche, gioca la sua onesta partita. Si va al riposo lungo in vantaggio 55-40 e ci si può godere la cerimonia serenamente.

E’ un momento storico e l’emozione è tanta, non basterebbero 300 di questi recaps per descrivere ciò che Shaq ha significato per questa franchigia. Per Phil Jackson poi c’è un applausometro a parte, il top come sempre. Quando il pubblico inizia a cantare “we want Phil” mentre lui trattiene a stento le lacrime ho i brividi. Magari tornasse, magari…

Ma bisogna tornare a parlare della partita che non è assolutamente finita.
Il secondo tempo non inizia nel migliore dei modi per i Lakers, 10 errori consecutivi e qualche difesa pigra consentono a Dallas di arrivare fino al -5. Onestamente però i Mavs non danno mai la sensazione di poterla vincerla. In uscita dal time out L.A. firma il contro-parziale targato Clark e Jamison riportandosi a distanza di sicurezza: +11.

La quarta frazione di gioco è più che altro una formalità. La squadra di Carlisle è meno energica e continua la pessima serata del tedesco. Bryant completa la diciannovesima tripla-doppia in carriera coronando con un gancio cielo in corsa di rara bellezza una serata straordinaria (47 minuti però sono troppi Mike), il tentativo di Hack-a-Dwight fallisce miseramente e dopo il quinto libero di fila segnato dal suddetto e lo 0/2 di Dirk non può non partire il più spontaneo dei “suca!”. Finisce 101-81 per i nostri.

Partita molto importante perché taglia quasi definitivamente fuori i Mavs e ci permette di sperare ancora di spuntarla nella lotta con Utah. Ottima prestazione di squadra su entrambi i lati del campo. Da sottolineare, oltre al solito Kobe, un ritrovato Clark. Un po’ sottotono Jamison, ma gli è concesso considerando anche i problemi al polso destro.
Prossima partita dei nostri in casa contro Memphis nella notte tra Venerdì e Sabato, sarà dura ma da qui alla fine dobbiamo provare a vincerle tutte.

A.S.