When the story is set: 81 times Kobe Bryant

When the story is set: 81 times Kobe Bryant

Ladies and Gentlemen,

sicuramente più ladies che gentlemen, non ho particolari dubbi a riguardo.

Beh.

Signori, è chiaro che stiamo parlando di storia. Un po’ come quando Dgen ruppe la televisione inciampandoci sopra e inventando la storiella della rabbia robocoppesca da banda della magliana.

Stiamo parlando di un quintetto base che teneva dentro Cristina e Benedetta Parodi, Cesara Buonamici, Maria de Filippi e Lui. Lui che con il numero 8 dimostrava di avere anche due palle sulla schiena. Che pesavano. Un po’ come il 54 di Kwame Brown, che sbagliando a fare la moltiplicazione (7×8) voleva dire di avere 7 volte le palle di KB8. In realtà ne ha avanzate due. Quelle che ci ha fatto scendere a noi nei gloriosi anni in purple&gold.

Smush Parker, che nella partita in questione, inizia con una schiacciata staccando dalla lunetta. Quella dentro la lunetta. Ebbene sì, dovete sapere che Smush sin da piccolo ridimensionava i suoi obiettivi.  Era talmente scarso che per farlo segnare da 3 gli dipingevano un ulteriore arco..che in realtà forse avrebbe dovuto portare alla causa 1 punto. Era come fare un layup. Field Goal percentage? 67%! E’ questo che lo ha spinto a puntare all’nba. In realtà i suoi genitori gli avevano parlato di fare un MBA. Lui, avendo le orecchie a sventola rientranti (nel senso che piuttosto che sentire meglio, sentiva peggio) ha interpretato MBA con NBA ed ha fatto di tutto per riuscire ad entrarci. Capite bene che in una squadra dove Kwame Brown risulta essere il perno della difesa, Spushy era un signorino. Pare che appena arrivato, sull’onda emotiva, cantasse:

“Questa è la maxi-storia di come la mia vita 
cambiata, capovolta, sottosopra sia finita 
seduto su due piedi qui con te 
ti parlerò di Spushy superfico di El Segundo 

Giocando a basket con gli amici sono creciuto 
me la sono spassata, wow che fissa ogni minuto 
le mie toste giornate filavano così 
tra un minitiro a canestro e una puntata di “Sono piccoli problemi di cuorì” 

Poi la mia palla lanciata un po’ più in su 
andò proprio sulla testa di quei vikinghi laggiù 
il più duro si imballò, fece una trottola di me 
e la mia mamma preoccupata disse “Vattene ad LA”

L’ho pregata scongiurata ma dallo zio Kobe vuole che vada 
lei mi ha fatto le valige e ha detto “Va’ con la tua squadra” 
dopo avermi dato un bacio e un biglietto per partire 
con lo stereo nelle orecchie ho detto “Qua meglio schiacciare” 

Prima classe, ma è uno sballo 
spremute d’arancia in bicchieri di cristallo 
se questa è la vita che fanno ad LA
per me poi tanto male non è 

Ho chiamato un taxi giallo col mio fischio collaudato 
come in formula 1 mi sentivo gasato 
una vita tutta nuova sta esplodendo per me 
avanti a tutta forza portami ad LA

Oh che sventola di casa, mi sento già straricco 
la vita di prima mi puzza di vecchio 
guardate adesso gente in pista chi c’è 
il superfico Spushy, il tiratore di LA.” 

Evidentemente c’è qualcosa che Spushy s’è scordato. Nell partita in questione, ad esempio, si sentono degli sdeng manco fosse la messa di mezzogiorno.

In realtà..fino al primo quarto..la partita è come un post di Paperino, al limite del “che faccio ora, rispondo o non rispondo, e se rispondo che rispondo? vabbeh non rispondo”.

36  a 29 per i Raptors. Partita godibile quanto un triplo XL da Fatburger. Scende facile. La sensazione è che entrambe le squadre volessero finirla as soon as possible.

Bello anche vedere Chiarlie V. giocare e segnare con continuità. Quella continuità che adesso vede soltanto nel periodo natalizio quando torna a casa e accede le luci dell’albero di natale.

Al minuto 10:31 del 2nd quarto potrete sentire anche un “Rejected by Kwame Brown” che se non avessi visto la partita ma sentito soltanto la telecronaca avrei scommesso in una chiamata rifiutata…che mi sembra più plausibile.

Dicevamo della squadra. Odom, leggiadro come ENUM e pungente quanto Thohir. Pare che il figlio di Thohir avesse mandato un SMS a Mitch dicendo di firmare un contratto anche per Kim Kardashian. Ecco. Poi sappiamo che Lamarvelous si è preso l’altra..la sorellONA. Precisiamo che dopo l’SMS del figlio di Thohir, era arrivata la smentita: la firma apportata da KIM era falsa. La storia recente la conosciamo tutti. Forse sarebbe stato meglio avere KIM per il nostro beneamato magico sinistro.

Ma procediamo con la gara, di cui effettivamente non frega molto a nessuno. Intervistano James Worthy, che in realtà avevano chiamato e pregato di venire a vedere la partita soltanto per aver qualcuno da intervistare. L’altra possibilità era di raccontare la storia del bravissimo ragazzo dei pop-corn, che sfortunatissimo a dire la verità da piccolo sognava di lavorare nell’nba. Il suo sogno si è avverato, a qualche gradino di distanza.

La partita procede bene, nel senso che riusciamo a vedere una quantità di giocate al limite del mal di testa, che possiamo soltanto uscirne temprati. Pare, infatti che, il mitico pescegatto Deveaun George a valle della gara si sia tatuato “Ciò che non ti uccide, ti fortifica”. Non ho motivo di dubitarne

Procedono le interviste. Con personaggi dello spettacolo che dicono apertamente “non sono un grande esperto di basket ma sono qui lo stesso”. Che di per sé non fa una piega. Un po’ come DGEN il lunedì mattina in tribunale “Non capisco un nulla di diritto, anzi se penso al diritto mi viene in mette uno che fa un dritto in formula 1, ma comunque sono qui per onorare la causa. O meglio, causare un onere alla causa. Insomma, lasciatemi perdere, io sono pure della Roma. Di capitan Futuro, che forse avrebbe potuto chiamarsi Capitan Condizionale Presente…ma quella è un’altra storia.”

Bella partita. Entusiasmante, quanto la possibilità per Messi di arrivare fuori dal podio nella rincorsa al pallone d’oro. Perché nessuno sa quello che sta per accadere. C’è Bryant che forza, segna fade away al limite dell’impossibile. Ma siamo nella normalità dei Lakers. Di Bryant. Del periodo. Di un MVP de facto. Tralascerei gli MVP non ricevuti perché potremmo entrare nella storia degli scudetti tolti alla Juventus a favore dell’Internazionale.

E finalmente a 2:24 dal termine del secondo quarto, triplona di Spushy che spiazza anche il telecronista che la dava per uscente (sulla fiducia). E siamo sul 58 a 42 per i Raptors. Bene ma non benissimo.

Ma attenzione, comincia a prendere palla l’ex di Lower Marion, che per i non addetti non stiamo parlando dei gioielli di famiglia di Shawn Marion. Comincia a vedersi uno sguardo diverso. Una certa luce nei suoi occhi. 26 punti del mamba alla fine del primo tempo sul 63 a 49 per i dinosauri con tale Mike James che mette una tripla dal parcheggio di  Latrell Sprewell.

Partita modesta ancora, con Normona Wick che all’intervallo parla di Mike James ed il suo 5/5 dal divano di Sprewell. Del Mamba non c’è traccia. Certo 26 punti in 1 tempo ma non fa notizia. Nell’anno in cui KB8 chiuderà con 35+ ppg, who cares about 26 points? Probabilemente solo DGEN, che al tempo aveva ancora la TV col tubo, e ci sono leggende che sempre al tempo abbia lanciato la playstation 4 (o almeno il concept visto che c’era ancora la playstation 2) sul tubo, innescando un effetto catena di san antonio che ha portato Mike James a mettere la sesta tripla.

Partita sempre più divertente. C’è voglia di giocare. Corrono tutti come addannati. Posseduti. Si percepisce nell’aria il peso del pallone. L’arbitro nelle pause deve chiamare il carroattrezzi per trasportarlo.

Tant’è che appare una finestra con le stats su KB e su Lamarvelous. Non capiamo se per commentare l’uovo alla benedict di Odom (che per carità, la domenica mattina con due fette di bacon fanno la sua porca figura) oppure vuole cominciare a dire che Bryant sta cambiando marcia.

Non bisogna prescindere da Chris Mihm. Un potenziale espresso pari alla bialetti elettrica con la spina rotta.

Kobe si mette in proprio, per il fatto della bialetti ovviamente. 3 triple in fila. I compagni cominciano a passargli la palla almeno quanto il computer di ENUM chiede asilo politico. I Lakers sono sempre sotto (75 a 61). Ma almeno stanno cercando di salvare le spese per il lavaggio delle magliete, visto che da portare in lavanderia ce ne sarà solo una.

Bryant a segno con un’altra tripla. Il pubblico comincia a rumoreggiare. Ma questo perché siamo al terzo quarto, hanno già mangiato 2 tacos, 2 pacchi di nachos, una funnel cake e quello che possono fare è oggettivamente solo guardare la partita.

Un omaggio al personaggio di Jerry Buss, unico ed insostituibile, che in tribuna ammira i suoi.

Sempre lui. KB8. Triplo fake away ad entrare con fallo. Cominciano a scaldarsi anche i telecronisti. Siamo sul 77 a 68 per Bosh&Co.

Procediamo sul blando o sul brando. La difesa dei Lakers continua ad essere più bucata della rete di Sampei. A dire la vera verità, la più efficace difesa dei Lakers risulta essere il nastro che delimita l’arco da tre, che gli operatori avevano cosparso di sciolina…in modo tale che quando gli avversari si sarebbero avvicinati, ci sarebbe stato un corso di danza gratuito.

Ma altra tripla di Bryant. Siamo di nuovo in partita. +3 Rappy. E quasi 50ello del doppiopalle.

Rumoreggia la gente allo Staples. Cominciano a sentirsi cori “Defense, Defense”. L’idea è che se i Lakers dovessero tenere sotto i 100 i rappy, gli spettatori riceverebbero un tacos free da Carls Junior. Approposito, chi non l’avesse ancora fatto è pregato di andare da Carls, rigorosamente dopo le 2 di notte dopo aver joinato qualche club a sunset boulavard: il sapore è tanto buono quanto lakersiano.

Segnaliamo l’attaccamento di Spushy ad azione ferma al ferro. Probabilmente l’istruttore gli aveva messo sulla scheda le trazioni e lui si stava portando avanti. Siamo sul 85 ad 83. C’è una partita. Lo sguardo di Bryant nel timeout è pari a quello di Tyson davanti Holyfield. MITTIMAGNO!

Ovviamente dalla regia cominciano a scomodarsi paragoni con Michael Jordan. Il parere comune è che MJ nel timeout bevesse almeno 4 gatorade, Bryant solo 3. Su questo, stavano cercando di mettere su una puntata di Forum.

85 pari.

Bryant con la steal & dunk. +2 Lakers.

On fire. Spushy che impersonifa Arsenio Lupin. E Mike James nel ruolo di Zenigata. Onestamente cercavo Margot / Fujico.

Cominciano a guardare le statistiche ed a vedere il career high di KB che è fisso a 62 punti. Si chiude il terzo quarto sul 91 a 87 per i Lakers con 53 di Bryant.

A questo punto si entra nell’ultimo quarto di gioco. Un po’ come quanto Thomas Edison aveva tutto pronto e stava per fare la prova per vedere se la luce si accendeva.

Fallaccio su Bryant. Qui si capisce che la lampadina si accenderà. E’ come mettere una tastiera davanti ad ENUM e sperare che non scriva 123 post di fila in 123 secondi. Illusi.

“MVP – MVP – MVP – MVP”

Ovviamente partono i confronti con Nash e Stoudemire. Ebbene  sì, quelle fenici che risorgono dalla ceneri come una sigaretta a vapore.

Bryant. Bryant. Bryant. 

Non siamo più a guardare una semi-partita. Siamo a guardare uno che con 57punti attacca come Mr Clutch appena vede la bandiera dell’inter. Si vede il Mamba che parte per la tangente. E sai che l’unico modo per fermarlo, è aspettare che si calmi. Perché non puoi fermare un giocatore così. L’unica cosa che puoi dire, e che effettivamente dicono è:

“Are you kidding me? Are you kidding me? Are you kidding me?”

97 a 90 per KB8.

Ovviamente gli altri co-protagonisti al massimo stanno a guardare, facendo finta di difendere ogni tanto. Ma dall’altra parte del campo la palla va SEMPRE a Kobe. Che si prende anche qualche tiro in eccesso, ma riesce sempre a far sembrare semplice il tiro che ci riporta a dire “Bryant again”.

Lui ha bene in mente il suo obiettivo. Un po’ come Squall quando fa l’asta al FantaNBA.

I Rappy non sanno neanche cosa fare. Lo fermiamo? Guardiamo cosa fa? Questo sta a 63 punti, i Rappy sono sotto di 11. Il pubblico si alza in piedi, si vede qualcuno nei Rappy che vorrebbe applaudire, ma poi si ferma.

La regia si dimostra sempre sul pezzo e non fa vedere le statistiche di Bryant, ma propone un bellissimo confrontro da Leoni: Matt Bonner vs Luke Walton. Un po’ come quando mangi la nutella, e nel contempo guardi l’etichetta dello yogurth bianco senza zucchero scaduto con la scatola aperta e la linguetta rotta.

Al timeout l’unico che beve gatorade è Bryant. E siamo sul 108 a 96.

Pardon, tripla dal parcheggio del solito noto. Pardon, fade away. 72 points.

Ormai lo Staples è una bolgia. Se entrasse Sasha Grey verrebbe amichevolmente accompagnata all’uscita con: “Spostati, occupi spazio visivo inutile e che ci serve. Se ci sei, passa dopo e porta anche un Jack, grazie.”.

I telecronisti non sanno cosa dire, Bryant continua anche perché la palla va solo a lui. Ormai c’è una vasca da bagno al posto del ferro. Si aspetta solo che l’acqua riempia la vasca.

“Unbelievable performance” le uniche parole che i telecronisti riescono a sbiascicare. Sanno che sono presenti ad un pezzo di storia. Un po’ come i fratelli Capone con Paolo Bonolis a Tira & Molla, oppure Pedro con Amadeus. Sono cose che accadano una sola volta nella vita.

A 1:47 dal termine (sul +17 Lakers) Kobe continua ad azzannare la preda, da 3, con fallo. La faccia è quella di repertorio. Non ride. Azzanna la preda, che anche lui sa essere molto importante e probabilmente irripetibile.

Si continua a giocare, o meglio, a far scorrere il tempo e vedere cosa accade. La partita è andata, il contapunti di Bryant ancora no. Attacca il ferro come se fosse il primo quarto. Come fosse una partita da recuperare.

“Oustanding, spectacular”. Le parole che vengono fuori.

Ultimi 30secondi di gioco. Bryant palla in mano. E gli ritorna sempre in mano. Ecumenico un ultima volta.

Timeout a 4.2 secondi dal termine.

Standing Ovation.

81 points.

Congrazatulazioni da tutti, anche se la partita non è finita. O forse sì, visto che non importa neanche a nessuno riprenderla.

E’ finita.

Una delle più grandi singole prestazioni offensive della storia è stata appena compiuta.

Oggettivamente è stata una partita orribile, in cui se aveste passato il tempo con gli amici a parlare di come si rimorchia su Badoo, a termine gara avreste detto che KB avrebbe messo massimo un quarantello. Invece sono ottantauno. E’ questa la straordinarietà.

Un po’ come quando DGEN rimorchiò la tipa con una sesta che in realtà su Badoo sembrava una seconda scarsa. Colpaccio.

C’è poco da dire sul resto. Rimarrà sempre impresso nella mente di ogni fan NBA quella partita. Soprattutto per noi che l’abbiamo vissuta in diretta. Perché ci ricorderà la straordinarietà di quel giocatore che rappresenta per alcuni, compreso me, un idolo. Un idolo di efficacia, di perspicacia, di acacia. Il grandezza di una persona si misura da come si riesce ad uscire dalle situazioni difficili, non da quando gira tutto liscio. Guardate la storia di Bryant, scorretela passo per passo, immedesimatevi e capirete di cosa sto parlando. Non si tratta di fare “la scelta” in diretta TV, di andare in un team fatto per vincere (nda, ogni puro e casuale riferimento a LBJ è appunto casuale). Si tratta di come davanti alle sfortune della vita, ti rialzi e la fotti. Su questo il nostro numero 8 / 24, non è confrontabile con nessuno.

Ed è per questo che esiste questo sito. E’ per questo che tutti quelli che non conosco di questo blog non possono non vedere questa partita. Ma ripeto, non per la bellezza. Per quello che trasmette.

Un po’ come il teorema di Pitagora. Checchemenevoglia il nostro amico Pitagòr, l’unico triangolo che ci può interessare è quello in cui da una parte c’è una bionda e dall’altro una mora.

Beh,

Enjoy it. Keep loving LA, also in trouble times.

Cheers.

Cinque ratti in Paella

Cinque ratti in Paella

Al solito nessuno muove un dito per il bene di questa comunità, per cui tocca sempre ai fuoriclasse cercare la giocata che rivitalizzi la squadra, dia speranza nella partita, restituisca entusiasmo ai tifosi. E così, come il miglior Steve Blake, cerco di buttare giù qualche riga sui Lakers di queste due prime settimane di regular season.

Be’, che dire? Tutto secondo i piani, anche meglio. Forse troppo? Non c’è dubbio che i tifosi più sfegatati del tanking siano rimasti delusi da questo inizio 3-4, disillusi già dalla prima gara stagionale, l’epica piallata ai danni di Doc “keep puhin’ that rock!” Rivers e quella banda di sfollati che si porta appresso in giro per la lega, guidati da un fuoriclasse che è sempre bene ricordare dovrebbe oggi vestire la maglia gialloviola. I Lakers 2013-’14, signore e signori, giocano a basket. Quantomeno ci provano. Diciamo che in qualche modo competono. Insomma, non stanno lì a guardare gli altri piallarci tra una litigata, una sbuffata e un infortunio. I motivi? Probabilmente quelli che sostenevano i più ottimisti all’alba della stagione: un roster più adatto al “basket di D’antoni”(!?); tanti giocatori giovani, con voglia di dimostrare e se Dio vuole con un po’ di atletismo e infine niente, un po’ di culo.

Ma cosa ha permesso veramente a questi Lakers di ottenere ben tre vittorie nelle prime sette partite (mannaggia sto pezzo lo volevo scrivere venerdì ma non ho avuto tempo, staremmo parlando di un record al .500 prodigioso)? I Ratti. Nient’altro che i ratti. Questa specie animale per anni al centro di ogni discussione che Bryant metteva in terra su Lakersland, una specie di giocatori così assente dal nostro roster, ma una specie animale invece così presente nella mia cantina, al punto da ritrovarne ogni tanto qualche scheletro perfettamente integro, che farebbe pensare a un dinosauro in miniatura, ma questa è chiaramente un’altra storia. Henry, Johnson, Meeks, Hill e il redivivo Farmar hanno portato energia inaspettata, punti imprevedibili e una bella dose di voglia mista a entusiasmo; sarebbe bello nominare anche Nick Young, angeleno lakersiano come Farmar, ma l’apporto del principale acquisto estivo è ancora al di sotto delle attese createsi alla sua firma.

Pur con una presenza impalpabile nella vittoria a Houston, The Great King Rat di queste due settimane è indubbiamente Xavier Henry da non so quale college e non mi va di controllare. Il ragazzo si aggiudica il premio viste soprattutto le premesse: chiamato al camp solo per far numero, si è conquistato un posto in roster prima e in rotazione poi durante la preseason. Quello che è successo dopo lo sappiamo tutti: nell’opener esce dalla panca nel derby e ridicolizza tutti gli avversari che gli si pongono davanti, che si tratti di mozzarelle da Duke, di guappi di cartone come Barnes, o della merdina complice del Gran Rifiuto di Stern. 22 punti e 6 rimbalzi in totale trance agonistica, mentre Snake accendeva il cero sotto il tempietto dedicato a Van Exel gridando a tutta Milano che finalmente il Profeta era nuovamente sceso tra di noi. Bissa nella vittoria con gli Hawks, 18 punti che gli fanno provare l’ebbrezza di essere il miglior marcatore dei Los Angeles Lakers dopo le prime quattro sfide annuali.

Jordan Farmar si conquista la piazza d’onore, sarà perché il confronto con quello che avevamo lasciato andare via è folgorante, anche se c’è da dire che il suo impatto è amplificato dal dare il cambio alla peggior point guard titolare della storia dei Lakers (dico sul serio, trovatemi uno starter in point guard più insignificante e inutile di questo tizio qui in tutta la nostra storia. Non azzardatevi neanche per scherzo a nominare Sedale Threatt). Il ragazzo è tornato con una voglia matta di Lakers, finalmente consapevole del suo ruolo, ci vince il derby in scioltezza, fa il suo con gli Hawks ed è ottimo contro i Rockets nella vittoria che tutti volevamo. (Se non si fosse capito sto analizzando solo le tre partite vinte…)

Al terzo posto va Jodie Meeks. Un giocatore che continua a non piacere, ma che se in ritmo, o quantomeno in giornata, fa sempre canestro e questo è indiscutibile. Bene, finora è stato spesso in giornata, e quindi bravo lui. Un giorno ci spiegherà perché continui a mettere palla in terra finendone sempre scippato come una vecchietta fuori le Poste.

Jordan Hill e Wesley Johnson vanno di pari passo. Probabilmente il lungo (e sai che sforzo…) e l’esterno più atletici e vitali a roster. Ogni maledetta partita danno tutto quello che hanno, nel caso di Hill è più giusto dire ogni maledetto minuto, visto che D’Antoni lo vede come quando su Doom avevi l’arma supercazzuta che dovevi giocarti con calma altrimenti finivi senza quando davvero ti serviva e sei fottuto. Peccato che Hill li possa reggere più di 12 minuti. Johnson ha iniziato come al solito a non fare canestro al tiro neanche mirando una vasca da bagno, ma poi messo in ritmo nel meraviglioso attacco di D’Antoni ha iniziato anche a segnare qualche tripla (tre nell’impresa di Houston), dimostrandosi poi il miglior difensore sugli esterni a nostra disposizione.

 

Menzione d’onore per Stevie Showtime. Non devo aggiungere altro. Voi sapete. Tutti.

 

Peccato che questa splendida sagra di ratti sia rovinata da quell’olezzo di paella andata a male che è oramai diventato Pau Gasol. Il signorino che si lamentava che le percentuali erano basse perché il post non era libero, poi col post libero si è messo a tirare da fuori e ovviamente le percentuali sono basse e per due soldi un ratto non ci portò. L’impatto offensivo è pari a quello di Sandro Tonolli dei bei tempi; quello difensivo invece è impatto di altissimo livello, per gli attacchi avversari. Poi quanto ti fa incazzare quando lo vedi grasso come Ryan Kelly che non ci mette un minimo di voglia, di palle, di cuore, non ci mette un cazzo. Non tiene neanche più un pallone in mano, in compenso fuori dal campo è sempre numero uno: l’arroganza di Conte, la simpatia di Mazzarri, la spocchiosità di Mourinho mentre ci racconta di come tiene in pugno questa squadra e di come l’allenatore non capisca nulla e il managment dovrebbe allungargli un contratto ancora più remunerativo. Il suo atteggiamento altezzoso ci rovina tutta la magia dei ratti, tenendoli ostaggi nella sua padella. Dove cuoce la paella.

Devo veramente parlare di Steve Nash? Probabilmente sì. Perché dobbiamo avere pietà di quest’uomo che di pietà non ne ha né verso se stesso, né tantomeno verso i tifosi? Non gioca i back to back, non gioca neanche le altre veramente. Non segna mai, non batte più nessuno dal palleggio, butta palloni tutte le volte che vuole provare a fare un passaggio più semplice di quello per il compagno a due metri di distanza e in difesa si fa deflorare come Houston nella famosa Ganbang 500 (poi diventata 620).

E allora qualche motivo per vedere i Lakers lo abbiamo trovato anche quest’anno grazie a questi ratti. Come sono i nuovi? Chi possiamo tenere per il futuro? Come saremo quando torna Kobe? Dobbiamo essere contenti delle vittorie? Contro i Rockets e i Clippers sì, sempre. Nash e Gasol continueranno davvero per tanto ad abusare della nostra pazienza, più di Catilina?

Nel frattempo navighiamo a vista, di più non si può fare. Godiamoci il buono, divertiamoci se arriva qualche soddisfazione e non disperiamoci delle sconfitte che anche scegliere bene a sto draft non è certo una sciagura.

 

p.s.

sucacelo tutto, Dwight.

Betting on NBA…

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Ron Artest Tribute by JayWill_22

Ron Artest Tribute by JayWill_22

 

Dopo la triste notizia dell’amnesty per Ron Ron, abbiamo chiesto ad uno dei soci fondatori della “Son of Ronarchy”, JAY_WILL21, di ricordare, a suo modo, i 4 anni di Artest in gialloviola: buona lettura !

Addii pesanti in casa Los Angeles Lakers

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Con le riconferme, gli acquisti e gli addii di stagione, i Los Angeles Lakers sembrano essere diventati una squadra volta al risparmio e tutta da riorganizzare.

2013: Fuga da Los Angeles

2013: Fuga da Los Angeles

Probabilmente un anno fa nessuno avrebbe creduto mai in questo epilogo, che però già a novembre era iniziato a sembrare tutt’altro che fantascienza: Dwight Howard è andato via da Los Angeles, firmando a Houston il contratto che tutti noi speravamo firmasse con i Lakers.

Le Finals NBA che tutti si aspettavano

Nella decisiva gara-7 delle Finals Nba tornano a trionfare i Miami Heat, sconfiggendo i San Antonio Spurs 95-88 e portando a casa l’anello 2013.

L.A. Lakers vs San Antonio Spurs, Game 4 82-103 (0-4)


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Lo STAPLES è silenzioso. Spento. Scolorito. Flebile. Pallido. Chi è rimasto di noi ha la parola “RESA” scritta in faccia. Gli uscieri hanno distribuito fazzoletti bianchi al pubblico (e non è uno scherzo). Abbiamo il nostro eroe senza tendine d’Achille, 2 hall of famer fuori, l’intero backcourt e 6 giocatori in totale. Un Howard da rifirmare, un D’Antoni da (si spera) allontanare.

Los Angeles Lakers@San Antonio Spurs 79-91 L(0-1)

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All’AT&T Center di San Antonio va di scena il primo atto del primo turno dei play-off della Western Conference tra Spurs e Lakers.
I gialloviola ritrovano dopo una decina di gare di assenza Steve Nash che parte subito in quintetto al fianco di Blake con Jodie Meeks in panca.

Los Angeles Lakers – Houston Rockets 99-95ot (45-37)

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mettitele nel culo, James!

Non c’è niente di meglio di un bel recap da scrivere alle 7.30 del mattino, con gli occhi gonfi e la testa che ti scoppia reclamando del sonno. Ma non è neanche male svegliarsi alle 4.15 e finire di vedere i Grizzlies che battono i Jazz, per potersi mettere a vedere i Lakers con leggerezza, senza l’ansia di una gara7.